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NEROGOTICO
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In questo sito sono trattati tutti gli argomenti inerenti al paranormale, alla magia all' esoterismo e alla misteriologia in genere. La redazione di N.G. vi augura, buona lettura...
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NOTIZIE DAL MONDO DEL PARANORMALE e NON SOLO...
introduzione
SPIRITI DEI MORTI
I. Starà la tua anima disperata e sola fra i bui pensieri d'una grigia lapide - Non uno, in tanta folla, verrà a spiarti in quella tua più segreta ora.
II. Non dir nulla in quella solitudine che non è però desolazione – perché, allora, gli spiriti di quelli che in vita ti precedettero incontrerai, nella morte, di nuovo intorno a te – ed il loro volere porrà in ombra il tuo: ma tu, non dir parola.
III. La notte la notte t'apparirà accigliata e greve - e le stelle non più occhieggeranno dai loro alti troni celesti, con luce di vaghe speranze offerte ai mortali - ma le loro rosse sfere, prive d'ogni raggio, al tuo languente occhio si mostreranno come incendio e ardore che per sempre t'investiranno.
IV. Avrai pensieri che non potrai bandire - visioni che mai più svaniranno - che mai più da te saran disgiunte - come le gocce di rugiada dall'erba.
V. La brezza – l'alito di Dio – è caduta - e la nebbia sulla collina - un'ombra – un'ombra che non si squarcia è un simbolo, è un segno - già per come incombe sugli alberi, mistero dei misteri!
-Edgar Allan Poe -
SPIRITI. IMMAGINAZIONE O REALTA’ ? ( di Gabriele Petromilli )
Le definizioni per identificare una dottrina, una filosofia e una scienza, una religione e un complesso vastissimo di fenomeni paranormali che è passata alla storia con il nome di “spiritismo”, sono state molteplici. Nei circoli spiritisti spesso è stato usato il termine “spiritualismo” per derivazione dalla dizione anglosassone, anche se quest’ultimo stia ora a definire altra cosa. Generalmente con il termine si vuole indicare tutto ciò che rientra nell’attività, presunta o reale che sia, dei così detti Spiriti, a loro volta intesi come entità disincarnate di persone defunte. Nel 1919 l’”Associazione Nazionale Spiritistica” degli Stati Uniti d’America sostenne che lo spiritismo fosse stato contemporaneamente una scienza, una filosofia ed una religione della vita continua, fondata sul fatto accertato della comunicazione, a mezzo della medianità, con coloro che vivono in un’altra dimensione di esistenza. Gli intervenuti al congresso spiritista internazionale tenuto a l’Aja nel 1931, invece, stilarono un comune documento di base nel quale si precisarono alcuni punti fondamentali. Gli studiosi stabilirono che lo spiritismo fosse una filosofia fondata su dati scientifici accertati i cui principi fondamentali erano così fissati: 1) l’esistenza di Dio, intelligenza suprema e causa di tutte le cose - 2) l’esistenza dell’anima legata durante le vita terrena ad un corpo fisico mortale per mezzo di un’entità intermedia detta corpo eterico o “perispirito” - 3) l’immortalità dello spirito e la sua continua evoluzione verso la perfezione per stadi successivi - 4) la responsabilità individuale e collettiva di tutti gli esseri per ogni atto compiuto. Successivamente, nel congresso tenuto a Barcellona nel 1934, si tentò di dirimere le controversie che erano insorte tra gli studiosi di ambito spiritista circa la credenza nella reincarnazione degli spiriti. Si stabilì che ogni scuola spiritista poteva restare libera nelle proprie convinzioni in merito. Ora esistono tre indirizzi di spiritismo. Il primo consiste nella semplice pratica con cui, mediante vari metodi, chi ci crede cerca di evocare le entità disincarnate per motivi d’ordine pratico, per avere consigli o conforto oppure per ragioni puramente affettive. Il secondo è il così detto “spiritismo religioso”, fondato in Francia sul finire dell’800 da Allan Kardec con indirizzo reincarnazionista, che mira alla comunicazione con le entità nell’intento di ottenere insegnamenti d’ordine morali e notizie sulla vita ultraterrena. Il terzo indirizzo è quello detto “scientifico”. Ne è considerato fondatore l’ingegnere francese Gabriel Delanne che, quasi nello stesso periodo di Kardec, proponeva lo studio metodico della fenomenologia spiritica con i metodi propri della scienza.
Cenni storici
Le comunicazioni o almeno i tentativi di comunicazione con personalità di natura preternaturale che si supposero essere entità disincarnate dei defunti, sono state tentate in ogni tempo e in ogni luogo. Già nel “Vecchio Testamento” sono state ricordate e descritti le evocazioni dei morti. Come per esempio avrebbe fatto re Saul, attraverso le arti magiche della strega di Endor, per richiamare in vita lo spirito del sommo sacerdote Samuele. Anche nella Grecia antica fu largamente in uso evocare i defunti. Nell’”Odissea” Omero ha dato la descrizione, rimasta celebre nella letteratura classica, di un’evocazione eseguita da Ulisse, e di apparizioni di spettri evocati e di defunti spontaneamente apparsi sono ricchissime le tradizioni greche e romane. Senza dilungarmi in tema posso comunque dire, senza timore di essere smentito, che l’evocazione dei defunti sia stata una prassi che in Occidente come altrove si sia svolta ininterrottamente dall’antichità ai giorni nostri. La storia dello spiritismo come ora lo si conosce lo si può fare iniziare nei primi decenni del secolo XIX , negli Stati Uniti d’America con le drammatiche vicende di John Larkin prima, e delle sorelle Fox poi. La pratica spiritica entrò in Europa verso il 1850. Iniziò in Gran Bretagna, importata dal sensitivo statunitense William Hayden, cui seguì la fama del medium scozzese Daniel Dunglas Home rimasto celebre negli annali della parapsicologia. Verso il 1870 giunsero nell’isola altri operatori spiritici. Questi provocarono accese critiche nella società britannica, divisa tra coloro che erano scettici e coloro che praticavano le evocazioni spiritiche, tra chi le condannava aspramente e chi vi dava credito. Interessante e altamente educativa divenne in questo periodo l’opera del premio nobel William Crookes il quale, con mentalità libera da qualsiasi pregiudizio, iniziò ad analizzare con metodo scientifico il complesso delle fenomenologie paranormali che le pratiche spiritiche andavano via via evidenziando. In Francia lo spiritismo trovò un terreno più favorevole, favorito da circostanze pregresse nell’ambito del paranormale. Si ricordino in proposito gli studi di Jean Philippe Deleuze sulle apparizioni dei fantasmi e le tesi del “magnetismo animale” di Anton Mesmer e di Alphonse Puysègur. Le pubblicazioni de “Le livre des Esprits” di Allan Kardec e del “Le probleme de l’etre, de la destinèe et de la douleur”” di Lèon Denis, contribuirono in maniera eccessiva a rendere lo spiritismo e la sua pratica, una moda societaria che continuò fin verso la metà del secolo XX. Né ora c’è da meravigliarsi come le menti più illustri del sapere scientifico del tempo, da Camille Flammarion a Charles Richet, da Eugène-August De Rochas d’Aiglun a Gabriel Delanne, presero a cuore e dettero serio credito al complesso delle tesi spiritiche. In Italia lo spiritismo si diffuse alcuni anni dopo il 1850. Gli spiritisti seguirono le tesi di Allan Kardec. Nel 1863 fu costituita a Palermo la “Società Spirituale” e nello stesso anno Vincenzo Scarpa (Niceforo Filatete) fondò a Torino gli “Annali dello Spiritismo”. Questi due organismi divennero le massime voci di divulgazione settoriale per il resto del secolo XIX. Nel 1972 iniziò l’attività della più celebre medium spiritica italiana, Eusapia Palladino di Napoli mentre nei primi anni del ‘900 lo studioso piemontese Ernesto Bozzano divenne il maggior rappresentante dello spiritismo scientifico in campo internazionale.
I fondamenti della dottrina degli spiriti
Secondo l’insegnamento spiritico kardechiano, il più organico che sia stato codificato al punto di essere assurto in certi paesi dell’America meridionale al livello di una vera e propria religione, un’intelligenza suprema (Iddio) reggerebbe l’universo con i principi della giustizia e dell’amore. Tutto l’universo con le sue creature, animate o inanimate, visibili e non visibili, tenderebbe a Dio in un continuo processo di evoluzione. L’uomo rientrerebbe in questo processo attraverso un lungo alternarsi di esistenze terrene e di vite ultraterrene che si integrerebbero a vicenda finché la sua individualità, svincolata dalla materia, diventerebbe un puro spirito continuando poi ad evolversi come tale. Secondo la scuola spiritista statunitense di Andrew Jackson Davis e di quella inglese di William Stainton Moses, il ciclo di reincarnazioni sarebbe da escludersi, ma l’individualità continuerebbe la sua evoluzione nell’aldilà dopo una sola vita terrena. La creatura umana sarebbe costituita da tre elementi: il corpo fisico materiale destinato a dissolversi dopo la morte, il perispirito (o corpo eterico, di consistenza fluidica, identico al materiale e compenetrato in esso) che sopravviverebbe alla morte per un periodo più o meno lungo di tempo. Infine lo spirito, immateriale e immortale, senza una forma definita. L’uomo non sarebbe l’unica creatura intelligente dell’universo, ma altre ve ne sarebbero più perfette o meno perfette in altri pianeti. Per tale ragione la catena delle esistenze non si svolgerebbe soltanto sulla Terra, ma gli spiriti che avrebbero raggiunto un sufficiente grado di perfezione passerebbero dove l’esistenza sarebbe a un livello superiore di spiritualità. La manifestazione più alta di Dio sarebbe l’amore, sentimento che collegherebbe (o che dovrebbe legare) tutte le creature, incarnate o disincarnate che siano, in una fraternità universale: l’amore militante sarebbe superiore a qualsiasi altra attività umana ed extraumana. Per questo motivo gli spiriti avrebbero il compito di aiutare i viventi nelle loro prove, e di assistere i deceduti nei primi tempi della loro esistenza ultraterrena. A questo scopo ogni uomo sarebbe affiancato da un proprio spirito-guida che farebbe di tutto per indirizzarlo sulla via del bene e dell’amore. Non potrebbe però cambiare il destino del suo assistito, non potrebbe evitargli le prove che ha deliberatamente scelto prima della nascita. Potrebbe soltanto aiutarlo a sostenerle, ed alleviare le sofferenze che ne sarebbero conseguenza. La dottrina spiritica kardechiana non è del tutto originale. Si fonda su motivi filosofici orientali o neoplatonici che possiedono tuttavia una congruenza affatto priva di persuasione e di fascino. In seguito la cultura occultistica la assimilò e la rese più completa. Si veda il neo-rosacrucianesimo di Max Heindel, il teosofismo di Hèlena Blavatsky e l’antroposofia di Rudolf Steiner. Dopo il 1935 alcuni testi di spiritismo hanno tentato di aggiornare tali concezioni alla luce delle nuove conoscenze scientifiche. La visione d’insieme, però, è rimasta sostanzialmente immutata.
Lo spiritismo e il paranormale
Il limite più vistoso dello spiritismo consiste nell’inquadrare tutta la fenomenologia paranormale nell’ambito dell’attività delle entità disincarnate dei defunti. Difatti, secondo le teorie spiritiste tutti i fenomeni paranormali investirebbero la concezione della tripla struttura dell’essere umano della quale sopra si è detto. Secondo gli spiritisti i fenomeni paranormali si dividerebbero grossomodo in due categorie: quelli che avverrebbero nei viventi o tra i viventi, e quelli che consisterebbero in rapporti tra i viventi e le entità disincarnate. I primi consisterebbero in una sorta di escursioni extracorporee del perispirito umano, il quale si porrebbe in contatto diretto con oggetti o con ambienti oppure comunicherebbe con quello di altre persone viventi. Le escursioni nel tempo, passato o futuro, sarebbero giustificate con l’esistenza di due regioni eteriche. In una di queste rimarrebbero impresse le tracce di tutti gli avvenimenti passati, l’altra invece accoglierebbe le forme degli avvenimenti futuri. Da un’analisi approfondita della teoria si può dedurre che le capacità paranormali dell’uomo siano collegate all’attività del perispirito, elemento fondamentale dell’azione delle entità disincarnate nella dimensione materiale: un concetto che è presente soltanto nelle concezioni spiritiste del paranormale. Secondo queste la comunicazione tra viventi e defunti potrebbero avvenire soltanto in tre modi. Il più semplice consisterebbe nel rapporto telepatico durante il sogno o tramite l’allucinazione telepatica. Oppure il perispirito del defunto potrebbe impossessarsi del corpo fisico di un medium caduto in stato di trance ed agire attraverso questo come se fosse il proprio. Infine il defunto attingerebbe energia dal medium (oppure dall’ambiente) per dare consistenza al proprio perispirito, e potere in tal modo agire direttamente attraverso quegli accorgimenti che modificano la struttura della materia. Le varie dorme di comunicazione avrebbero un’importanza enorme, giacchè soltanto attraverso di queste sarebbe possibile l’opera di insegnamento spirituale per i viventi. La parapsicologia ufficiale esclude il concetto della tripartizione dell’essere umano ammesso invece dagli spiritisti, e conseguentemente la credenza nel perispirito. Dal canto suo la scienza ufficiale affronta i temi del paranormale in termini blandi ed ipotetici, e quando è costretta a farlo considera i fenomeni come avvenimenti bizzarri che non rientrano negli schemi dalle leggi sue proprie, escludendo di fatto ogni contatto con le teorie dell’esistenza di entità disincarnate. Alla base dei fenomeni paranormali e della vita in genere, i parapsicologi propongono invece l’esistenza e l’azione di un’energia psichica impersonale, che si rivela nell’inconscio umano e che costituisce un sostrato comune a tutti i viventi. Viene pertanto sostenuta l’origine fisica e fisiologica della psiche come prodotto naturale del sistema nervoso, anche se le più recenti teorie sono orientate verso il riconoscimento di due piani distinti della struttura umana, quello fisico e quello psichico. Comunque la forza psichica sia considerata, rimarrebbe sempre qualcosa di essenzialmente differente dalle altre energie conosciute per il fatto che risulta capace di agire sulla materia, a volte in modo ancora misterioso ed indipendentemente dal tempo e dallo spazio come la realtà dei fenomeni paranormali confermerebbe. Ci si potrebbe anche domandare se non sia un’energia di altro genere da quelle conosciute, con leggi proprie ancora ignote, ma probabilmente definibili matematicamente. Infine due considerazioni: i parapsicologi non hanno ancora dimostrato l’assenza di interventi spiritici in certi fenomeni, e che alcun studio ha mai assicurato che la psiche dei viventi e il perispirito dei defunti non siano due espressioni di un’unica realtà. Per altro, alcune manifestazioni non possono essere spiegate da alcuna teoria parapsicologica, o lo sono in maniera così incompleta, complessa e sofisticata, da sembrare alquanto improbabili.
Le incoerenze dello spiritismo
Sebbene lo spiritismo sembri offrire una giustificazione più o meno verosimile del complesso fenomenico del paranormale, non è immune da incertezze e da incoerenze talvolta assai vistose, che si presentano proprio nei fenomeni che meglio sembrerebbero confermare le sue teorie. Una di queste è data dal verificarsi di contesti logici e di comunicazioni spiritiche bizzarre, buffonesche o addirittura volgari, che risultano avulse non solo dalla cultura degli sperimentatori, ma anche dalla intelligenza o dalla morale della personalità spiritica comunicante. Gli spiritisti giustificano l’incongruenza ammettendo l’esistenza di scorze psichiche o di spiriti “elementari” nelle regioni extraspaziali. Ciò in base al principio che nessuna energia verrebbe distrutta, e che tutto ciò che sarebbe pensato avrebbe per un certo tempo una propria realtà finché non sia assorbito nell’energia psichica universale. Anche le fantasie del pensiero umano e le creazioni degli artisti manterrebbero una loro realtà autonoma per qualche tempo. E’ per questo che in certe occasioni, passate agli annali dello spiritismo, certe entità comunicanti hanno dichiarato di essere stati don Rodrigo, Anna Karenina e addirittura Batman che, come è noto, sono personaggi illustri d’invenzione letteraria. Inoltre si dice che la psiche del medium, cioè della persona che si offre da tramite nella comunicazione spiritica, rivesta un senso e una rilevanza particolari potendo fornire un’interpretazione personalizzata del messaggio. Infine il tema della reincarnazione. L’ipotesi reincarnativa non ha trovato mai concordi le scuole spiritiste, sebbene gli studi relativamente recenti dello psichiatra statunitense Ian Stevenson abbiano favorito la risoluzione delle diatribe intestine in senso positivo.
Bibliografia
Testi a sostegno “Animismus und Spiritismus” di Alexander Aksakov - “Histoire du spiritualisme expèrimental” di Claude Baudi de Vesme - “Animismo o spiritismo?”, “Dei casi di identificazione spiritica”, “Per la difesa dello spiritismo” di Ernesto Bozzano - “Per lo Spiritismo” di Alberto Brofferio - “Le manifestazioni dei defunti” di Picone Chiodo - “L’uomo alla conquista dell’anima” di Gastone De Boni - “The new revelation”, “The vital message”,“History of Spiritualism” di Arthur Conan Doyle - “La science de l’ame” di Alexandre Dumas - “L’inconnu et les problèmes psychiques”, La mort et son mystère” di Camille Flammarion - “Spirit teachings” di William Stainton Moses - “The great Harmonia” di Andrew Jackson Davis - “Il libro degli spiriti”, “Il libro dei medium”, “Il cielo e l’inferno” di Allan Kardec - “ The survival of man” di Olivier Lodge - “Human personality and its survival of bodily death” di Frederick William Myers.
Testi critici “La parapsychologie” di Robert Amadou - “Okkultismus und Spiritismus” di Richard Bearwald - “Spiritism and common sense” di Carlos Maria de Heredia - “Le spiritimse, sa fallitè” di Charles Gearon - “Spiritismo e spiritisti” di Agostino Gemelli - “L’errore dello spiritismo” di Renè Guènon - “Psicologia e Spiritismo” di Enrico Morselli - “Introduction à la mètapsychique humaine” di Renè Sudre - “Der Spiritismus” di Edward von Hartmann.
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L’ALDILA’ ( di Lucia Capizzari Bowe )
Quello dell’Aldilà è un problema essenzialmente religioso e filosofico. Appunto perché è tale, nell’ottica della “cultura del mistero” è stato affrontato quasi esclusivamente dallo spiritismo, nelle sue due diramazioni religiosa e scientifica. D’altronde, gli studi di metapsichica lo hanno sfiorato senza tentare studi e valutazioni approfondite, la Parapsicologia tende ancora ad eluderlo sostenendo che nulla ha a che vedere con le ipotesi di un’eventuale sopravvivenza alla morte, in quanto gli studi sul paranormale si basano su situazioni radicate nella vita di ogni giorno. Di recente, all’incirca negli anni ’60, il problema Aldilà fu blandamente affrontato su base speculativa dal filosofo statunitense Curt John Ducasse nell’“Esame critico della credenza in una vita dopo la morte” ed in altri suoi scritti, venendo alla conclusione che una tale esistenza non sarebbe rappresentabile sensorialmente, essendo completamente mutate le condizioni in cui l’io verrebbe a trovarsi. Nello stesso periodo un parapsicologo americano, Karlis Osis, in uno studio sulle visioni dei morenti, tratteggiava vaghi panorami di vita ultraterrena che potevano avere qualche riscontro nei ricordi di persone tornate allo stato cosciente dopo stati catalettici, poi raccolti da John Delacour nel “Di ritorno dall’Aldilà”, pubblicato in Italia nel 1976. Si trattò soltanto della descrizione di ambienti ultraterreni per lo più luminosi, popolati da forme umane sorridenti ed amiche, in sostanza espressioni di diffuso ottimismo che non entravano però in particolari interessanti. Lo spiritismo cosiddetto “scientifico” ha molto rallentato le indagini in questo campo. Allo studioso spiritista preme ora di dimostrare soprattutto la sopravvivenza dello spirito e non delle individualità. Soltanto lo spiritista religioso continua ad occuparsi delle problematicità ultraterrene prestando attenzione alle comunicazioni delle “entità disincarnate”, ma quanto è stato reso noto finora poco o nulla ha aggiunto alle rivelazioni segnalate negli anni eroici, ottocenteschi, degli studi sull’Aldilà. Queste segnalazioni tuttavia, nel loro insieme costituiscono un corpus vastissimo e a volte coerente che meriterebbe di essere preso in considerazione, se non altro per lo studio sulla religiosità del periodo della diffusione della cultura positivista in Europa e nel mondo. Tutte le entità disincarnate che in sede spiritica hanno descritto, attraverso le varie tecniche di comunicazione medianica, le condizioni di vita esistenti nell’oltretomba, sono concordi nell’affermare di potere parlare solo di una zona dell’oltretomba, ovvero quella in cui sono state accolte. Vi sarebbero dunque varie zone (sfere) nell’Aldilà, ognuna dedicata ad un differente livello di spiritualità e di eticità raggiunto in vita. E’ presumibile dunque che la zona da cui giungono le notizie più numerose sia quella “media”, in cui sarebbero entità disincarnate di livello medio, né troppo buoni né troppo cattivi. Chi sarebbe al di sotto di questo livello non penserebbe a comunicare con i viventi, o se lo facesse non potrebbe esprimere che stati di angoscia, di ostilità e di collera. Al contrario, chi starebbe ad un livello superiore, non potrebbe comunicare, giacchè avrebbe perduto il cosiddetto “corpo eterico”, che costituirebbe un trait d’union individuale tra l’aldilà e l’aldiquà.
La vita nell’oltremondo
La vita nella sfera media sarebbe sostanzialmente simile a quella terrena, con la differenza che mancando l’impulso alla conservazione e alla riproduzione, non ci sarebbero antagonismi, competizioni e rivalità. Nell’ambiente in cui si svolgerebbe l’esistenza ultraterrea vi sarebbero paesaggi coerenti a quelli terreni, e tutto verrebbe creato e condizionato da una sorta di pensiero collettivo. Infatti nell’Aldilà pensare si identificherebbe nel creare. Pensare un qualcosa significherebbe realizzarlo. Tale creazione avrebbe però del limiti, in quanto nessuno avrebbe la facoltà di creare o annullare un ambiente comune, e ciò per non condizionare la serenità degli altri. Esisterebbero attività usuali e quelle di carattere superiore, per esempio fiorirebbero le arti e le scienze, nelle quali ogni entità disincarnata opererebbe a secondo le possibilità che può comprendere e che può contenere. La comunicazione avverrebbe non a parole, ma per telepatia. I pensieri e gli affetti, perfino i suoni (quali espressioni verbali del pensiero), si comunicherebbero reciprocamente con immediatezza. Come le comunicazioni, anche gli spostamenti sarebbero istantanei, perché basterebbe avere la volontà di vedere una qualsiasi porzione di spazio per esserci. Nell’Aldilà lo spazio farebbe parte dei canoni della tridimensionalità come nel mondo materiale, ma si estenderebbe in una dimensione differente. Circa il tempo, invece, le entità disincarnate avrebbero età diverse, ma non necessariamente quella corrispondente all’epoca del trapasso, ma ognuno assumerebbe l’età in cui meglio poté attuarsi in vita. Nel celebre libro del fisico Oliver Lodge, “Raymond, or life after death” del 1916, in cui lo scienziato riportò le comunicazioni ricevute dal figlio caduto in battaglia durante la prima guerra mondiale, si disse che il deceduto, appena accolto nell’Aldilà, fosse stato ristorato con un bicchiere di whisky ed un sigaro. Immancabile ed ovvia l’ironia dei recensori del libro, uno dei quali titolò il suo articolo “Nell’aldilà si beve e si fuma”, suscitando scherno ed ilarità tra i lettori. Ma per la logica spiritista la circostanza sarebbe del tutto normale, in quanto si suppone che il passaggio tra le due forme di esistenza avvenga gradualmente ed iniziando da modi molto vicini a quelli che sono consueti nel mondo terreno. Nel libro di Caterine Dawson, dal titolo “Dai quattro che sono morti” ed in quello di Elizabeth Barrett “La personalità sopravvive alla morte”, entrambi mogli di illustri personaggi defunti che avrebbero comunicato il loro stato post mortem, è spiegato che gli avvenimenti dei tempi passati siano impressi su infiniti piani dimensionali concentrici che avvilupperebbero il pianeta, così che al di sopra di ogni territorio e di ogni popolazione sarebbero riprodotte le visioni della loro storia. Compito precipuo delle entità che popolerebbero la sfera media, sarebbe quella di accogliere nella nuova dimensione gli spiriti dei defunti sulla base del principio dell’amore reciproco. Quando, in base a questo valore, un’entità sia pervenuta ad un grado di perfezione che richiederebbe il passaggio ad un livello superiore di spiritualità, ella si congederebbe da quante altre gli siano state più vicine sotto il profilo morale e intellettuale. Relativamente a questa promozione spirituale, esiste tuttavia una notevole differenza tra le credenze spiritiche del mondo anglosassone e quelle latine. In Inghilterra e negli Stati Uniti gli spiritisti furono restii ad ammettere l’eventualità di una reincarnazione, mentre in Italia e in Francia, in Spagna e nei paesi dell’America Latina, dove più forte fu l’influenza del pensiero di Allan Kardec, gli studiosi di cose dell’altro mondo cedettero che le entità, indipendentemente dal livello spirituale in cui avrebbero soggiornato, avrebbero dovuto scendere e incarnarsi di nuovo nella dimensione terrena secondo il principio del karma, in altri termini per superare gli errori in cui sarebbero cadute nelle esistenze precedenti.
Il momento della morte
Sempre sulla base delle comunicazioni ottenute delle entità disincarnate il momento della morte, ma meglio sarebbe dire il momento del trapasso ad un’altra dimensione di vita, sarebbe vissuto in maniera traumatica per alcuni e con pacatezza per altri, a seconda della cultura della persona o alla preparazione della mente all’avvenimento. Nel momento del trapasso lo spirito si solleverebbe dal corpo con uno strano senso di libertà e di gioia, vedrebbe la sua spoglia dall’alto rendendosi appena conto della situazione o senza capirla affatto. Quindi generalmente si troverebbe circondato dalle persone care già defunte. Il distacco dal corpo però non sarebbe immediato, ma occorrerebbe che si spezzasse la cosiddetta “corda d’argento”, una sorta di cordone ombelicale più o meno luminoso che unirebbe il corpo fisico al corpo eterico. Seguirebbe la cosiddetta “anamnesi”, ossia il ricordo di tutta la vita trascorsa in ogni suo particolare, sebbene il fenomeno avvenga in pochi attimi. Poi ci sarebbe un periodo di sonno ristoratore di varia durata, fino al risveglio cosciente dell’entità ormai completamente disincarnata nel livello spirituale determinato dalla esistenza terrena vissuta. Chi avesse condotto una vita moralmente riprovevole, si ritroverebbe in un ambiente vuoto e tenebroso giacchè le altre entità che lo popolerebbero non sarebbero dotate di creatività. Inoltre sarebbe oppresso da pene morali e sensi di colpa: sarebbe il purgatorio, o addirittura l’inferno, contemplati dalla fede di molte religioni. Luogo non di pene fisiche, ma morali e spirituali. Tali situazioni sono state descritte nei famosi libri delle medium Forence Dismore “La redenzione di Marmaduke” e Isabelle Major Evans “Storia di Benjamin Kennicott”, nei quali si ammette tuttavia una possibile redenzione come frutto di rimorsi e di pentimenti.
L’oltremondo delle creature viventi
Anche gli animali ed i vegetali avrebbero una vita ultraterrena. L’affermazione sembra proporre una credenza ridicola e risibile, ma non è priva di interesse. Secondo le comunicazioni ottenute dalle entità disincarnate, tutti gli animali e i vegetali avrebbero un’anima, ma con la differenza che mentre all’anima umana corrisponde un corpo fisico individuale, all’anima delle altre creature corrisponderebbe una molteplicità di corpi. Si avrebbero pertanto delle “anime-gruppo”: per esempio quelle dei cani, dei cavalli, dei gatti o degli ippopotami, dei garofani o degli spinaci. Perfino le sostanze minerali avrebbero anime di gruppo. Nel loro insieme tutte le creature viventi formerebbero un vasto ciclo evolutivo che dalle forme più elementari della materia passerebbe, attraverso i millenni del tempo, alle forme più elevate. Per esempio, i minerali giunti alla sommità della evoluzione passerebbero nel mondo vegetale, per elevarsi poi a vegetali e quindi ad animali, dai più piccoli ai più mastodontici. Nell’Aldilà le anime-gruppo sarebbero degli psichismi, che in genere tornerebbero a riprendere un corpo materiale, anche se le creature più evolute manterrebbero nell’oltremondo una certa individualità per qualche tempo. Sarebbe il caso dei cani, dei gatti e dei cavalli, cioè di quelle creature che nel mondo terreno meglio assorbono l’impegno evolutivo dell’uomo. Per esempio, quando un cane muore manterrebbe inizialmente la propria individualità, ma poi tornerebbe a fondersi con l’anima-gruppo contribuendo, con le proprie qualità individuali, a fare avanzare lo psichismo di appartenenza sulla strada dell’evoluzione della propria specie.
Bibliografia
I testi con il titolo in lingua straniera non sono stati pubblicati in Italia. “Letters from a living dead man” di Edmund Barker - “Animismo o Spiritismo?” di Ernesto Bozzano - “La crisi della morte” di Ernesto Bozzano - “The road of immortality” di Geraldine Cummins - “Rapporto dalla dimensione X” di Giorgio Di Simone - ”Il libro degli spiriti” di Allan Kardec - “De la bete à l’homme” di Raoul Montandon - ”The witness” di John Platts - “After death” di William Stead - ”Life beyond death, with evidences” di Donald Thomas.
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LE AUTOCOMBUSTIONI SPONTANEE ( di Carlo Alberto Ameri )
I fenomeni paranormali più raccapriccianti e pericolosi, in quanto è in gioco la vita stessa di chi li produce, sono chiamati dagli esperti del settore “autocombustioni spontanee”. In queste occasioni le persone prendono improvvisamente fuoco senza motivi apparenti e generalmente muoiono tra le fiamme. In molti casi è stato riscontrato che il fuoco abbia raggiunto temperature altissime, tanto da ridurre in cenere anche le ossa, delle quali sono rimaste solo delle tracce, mentre altre parti scheletriche, i muscoli e la pelle del corpo, sono rimaste stranamente intatte. Si tratta di episodi di origine misteriosa e molto rari, per alcuni studiosi invece sarebbero abbastanza frequenti. Di questi fenomeni è ben densa la letteratura del paranormale. Molti di questi sarebbero avvenuti negli ultimi anni soprattutto in Gran Bretagna paese che, stando alla frequenza e alle statistiche, risulterebbe essere la zona più colpita del mondo da questi oscuri avvenimenti. Dall’analisi del fenomeno sembra che il calore si concentri solo sul corpo della vittima e non sugli oggetti a lei vicini, o addirittura che lasci intatti gli indumenti. Il famoso ricercatore statunitense dell’insolito Charles Fort, nel suo libro “Wild talents” del 1941, ha descritto delle situazioni combustive che sembrerebbero contraddire la prassi. Egli ha riportato che in una occasione avrebbero preso fuoco soltanto gli abiti di una signora, per ben tre volte nell’arco di poco più di un’ora, e che fosse scampata miracolosamente dalla combustione totale. In un altro caso, invece del corpo di un signore che stava guidando la sua automobile, si sarebbero fusi completamente tutti i vetri dell’auto. Un altro studioso del paranormale, il russo Alexandr Aksakov, ha riferito delle esperienze di certi monaci buddisti tibetani. Secondo la sua testimonianza diretta, alcuni di questi sarebbero capaci di sviluppare calore corporeo talmente elevato da asciugare fino a quaranta lenzuola bagnate con le quali si avvolgono il corpo nudo. Forse il ricercatore descrisse un trucco approntato per sbalordire i viaggiatori occidentali. Ma l’autocombustione spontanea ha mietuto, numeri alla mano, settecentotredici vittime da quando è stata annotata con i metodi scientifici, e purtroppo in situazioni del tutto estranee da interessi turistici.
Bibliografia
Non esistono testi specifici in lingua italiana sui fenomeni autocombustivi. Possiamo soltanto rimandare chi volesse approfondire l’argomento ad alcuni testi probabilmente reperibili nelle biblioteche:“Animismus und Spiritismus” di Alexandr Aksakov -“Wild talents” di Charles Fort - “Mysterious fires and lights” di John Gaddis - “Great world mysteries” di Edward Russel. * * *
TRA I PIU’ “GOTICI” DELLA STORIA … ( di Diego Di Giuseppe Stefanori )
Vlad Dracul
Sconosciuta la data di nascita (presumibilmente 1428), morto nel 1476. Figlio del voivoda Vlad II di Valacchia soprannominato Dracul (demone) dal quale ereditò il soprannome, fu chiamato dai suoi sudditi “tzepes”, ovvero l’impalatore, per il frequentissimo uso della pena che comminava in caso di condanna capitale. L’impalatura fu un supplizio molto usato nei paesi slavi e mitteleuropei ed ereditato dai Turchi. Consisteva nell’immissione di un lungo palo di legno acuminato nel retto del condannato, il quale moriva in modo atroce per sbudellamento. Una variante consisteva nel fare scivolare il peso del corpo rivolto a testa in su sopra una pertica già puntata sul terreno. Anche in questo la caso la morte, raramente istantanea, giungeva atroce e dolorosa. La tradizione dice che con questo sistema Vlad Dracul Tzepes avesse fatto uccidere almeno duecentomila persone nel corso della sua vita, che si crede fosse stata non lunga. Tuttavia la Chiesa lo considerò non un mostro di efferatezza, bensì un eroe della fede. Un grandissimo difensore della cristianità contro il dilagare della religione islamica e degli eserciti ottomani nel sud est dell’Europa. Vlad passò la giovinezza e l’adolescenza come ostaggio tra gli eunuchi di un harem di Muhammad I, dal quale fu riscattato all’età di circa ventuno anni. Alla morte del padre, avvenuta nel 1456, gli succedette come voivoda (principe) di Valacchia. Appena un anno dopo iniziò a disturbare con continui e piccoli combattimenti l’avanzata dei Turchi, i quali già avevano occupato gran parte dei territori a lui sottoposti. Continuò la tattica di difesa dei suoi territori, sempre appoggiato dal sovrano polacco Stefano Bathory, fino al 1476. Anno in cui cadde trafitto da un nugolo di frecce nel corso di una congiura di nobili valacchi pagati dal sultano Muhammad II per toglierlo di mezzo. Vlad Dracul fu un ottimo amministratore di giustizia. Una qualità di certo sostenuta da metri di valutazione e da metodi comminativi fin troppo spicci. Si disse che durante i circa venti anni del suo governo, in Valacchia non ci sarebbero più stati assassini, ladri e prostitute. Li avrebbe fatti impalare tutti e nessuno avrebbe poi osato imitarli. Quando combatteva prediligeva catturare i nemici anziché ucciderli, che poi faceva impalare mentre banchettava, dimostrando per quei bestiali e macabri supplizi una particolarissima predilezione. Quando fu sepolto in una piccola chiesa nei pressi di Bucarest, la testa fu separata dal tronco e inumata in un altro luogo, rimasto ancora oggi sconosciuto, per fare desistere i suoi numerosissimi nemici dalla profanazione del cadavere. La memoria del sanguinario principe rumeno è soprattutto legata al libro “Dracula” del romanziere irlandese Bram Stoker, pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1897. Nel romanzo, che fu l’adattamento moderno di certe leggende che circolavano in Transilvania già da secoli, Vlad Dracul diventò un eroe negativo, demoniaco, in continuo stato di sospensione tra la morte e la vita. Un essere non-morto. Ci fu un fatto particolare che diede lo spunto a Stoker di costruire meglio il personaggio. Nel 1886, durante i lavori di restauro della chiesa di San Bartolomeo, nella quale era conservato il sarcofago del principe valacco, allorché fu divelta la lastra sepolcrale, all’interno dell’avello non furono trovate ossa umane ma quelle di un lupo, o più verosimilmente di un grosso cane. Nello stesso frangente un grosso pipistrello avrebbe svolazzato fuori da una fessura di un muro. La notizia si sparse immediatamente tra la popolazione e fece presa nella già fervida superstizione della gente locale. Si credette che l’episodio fosse stato una conferma dell’antica credenza secondo cui Vlad l’impalatore avesse avuto la facoltà di trasformarsi in lupo o in pipistrello.
Ivan IV Vasiljevic, detto “il Terribile” Nato nel 1530 e morto nel 1584, fu zar della Russia. Figlio del principe di Mosca Vasilij III e della principessa Elena, fin dalla adolescenza fu educato dal metropolita moscovita Macario nell’idea della missione divina dei sovrani. Rimasto orfano di padre a otto anni, dopo avere subito il potere della madre, la quale alla morte di Vasilij aveva preso in mano l’amministrazione dello stato, a diciassette anni decise di reggere da solo le sorti politiche della Russia. Il 16 gennaio del 1547 si fece consacrare zar (imperatore) a Mosca, assumendo tale titolo per primo nella storia, imponendosi come erede della sovranità imperiale cristiana. Ivan cominciò a riorganizzare lo stato riunendo nel 1549 gli stati generali della Russia (gli Zemskij Sobor), nel 1550 diede vita ad un nuovo codice di leggi (il Sudebnik) ed un anno più tardi ad un nuovo codice religioso (lo Stoglav), e successivamente allontanò dal potere i boiardi circondandosi di una sorta di consiglio privato della corona, la Rada. Tentò anche di istituire un primo embrione di esercito regolare con i corpi speciali della guardia personale (gli Streltzy). Le sue innovazioni politiche e amministrative rimasero pressoché intatte fino al tempo della rivoluzione bolscevica del 1917. Circa la politica estera si rivolse inizialmente contro l’Oriente mussulmano conquistando i principati del Kazan (1552) e dell’Astrakan (1556), aprendosi la via dell’occupazione della Siberia. Verso Occidente cercò l’alleanza dell’Inghilterra e dell’Olanda per conquistare la Livonia alleata della Svezia. Gli screzi, dapprima soltanto diplomatici, sfociarono in una guerra sanguinosa e lunghissima condotta principalmente sulle coste del Mar Bianco. Il conflitto dopo alterne vicende vide l’arretramento della Russia, avvenuto definitivamente nel 1582. Ivan fu dunque un grande riformatore, un grande amministratore e un grande stratega. Ma fu anche una persona sommamente efferata, crudele e spietata, cui fu imposto l’appellativo con il quale fu ed è ancora universalmente conosciuta: Ivan il Terribile. Tra il 1558, anno dell’inizio del conflitto di Livonia, ed il 1584 anno della sua morte, Ivan si trovò sempre in disaccordo con i consiglieri militari. La circostanza, unita al carattere estremamente paranoico, lo portò a vedere dappertutto tradimenti e congiure ai suoi danni. Cominciò a reagire male ed in modo rabbioso. In effetti uno dei suoi fedelissimi, il principe Alexander Kurbskj, il miglior generale dell’esercito russo, defezionò per passare al servizio dei polacchi che nel frattempo si erano alleati con la Livonia. L’atto proditorio indusse Ivan a mettere in atto un progetto da tempo meditato: costituì una sorta di dominio personale tra i suoi feudatari (la Oprizcnina) al cui mantenimento venne preposto una sorta di corpo di guardie pretoriane (gli Oprizcnikij). La sua rivoluzione sociale apportò indubbi benefici alle piccole nobiltà locali, ma non poté essere attuata senza l’opposizione feroce dei grandi feudatari. Così Ivan fece iniziare dalle sue guardie l’opera “di bonifica”dagli oppositori: fece giustiziare mediante impalatura almeno cinquantamila sudditi nell’arco di soli due anni. Il terrore, il sospetto e la delazione divennero endemici in Russia. Nel 1570 la città di Novgorod, i cui abitanti gli avevano rifiutato la sottomissione, venne rasa totalmente al suolo. Gli abitati, compresi i bambini e le donne, furono tutti uccisi a colpi d’ascia. Ivan il Terribile convolò a nozze sette volte. Alcune mogli morirono vittime del veleno e del pugnale fatto impugnare da lui stesso. Nel novembre del 1581, tre anni prima della morte, arrivò ad uccidere il suo figlio primogenito. Lasciò il trono ad un figlio, Feodor I, e la sua scomparsa fu seguita da un periodo di massima confusione istituzionale che terminò soltanto nel 1613 con l’ascesa al trono di Michele Romanov. Lo stalinismo esaltò la figura di Ivan IV in un grande film di Sergei Eisenstein del 1943.
Adolf Hitler
Nato nel 1889 e morto (forse...) nel 1945. E’ stato il fondatore del nazionalsocialismo tedesco, dittatore della Germania dal 1934 al 1945, per certi commentatori dell’occultismo uno degli Anticristi apparsi sulla Terra. Era nato a Braunau da una famiglia di umili funzionari dell’impero asburgico. Aveva partecipato come volontario al primo conflitto mondale nei contingenti bavaresi, e alla fine della guerra aveva aderito ad una formazione di estrema destra, il “Partito dei Lavoratori Tedeschi” che nel 1920 egli stesso trasformò nel “Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi”, il Nsdap. Nel 1923 fu imprigionato per il avere tentato un colpo di stato armato a Monaco, poi uscito dal carcere, soltanto due anni dopo ricostituì il partito affiancandolo alle formazioni paramilitari delle SA e delle SS che si distinsero in modo particolare nella lotta al bolscevismo dilagante nella Germania degli anni ’20. Fautore di una politica che metteva in primo piano i sentimenti nazionalisti e revanscisti del popolo tedesco, Hitler riuscì ad affermarsi nelle consultazioni elettorali generali della Germania nel 1933. Grazie alla vittoria fu nominato cancelliere (capo del governo) dal presidente della repubblica Paul Ludwig von Hindenburg. L’anno successivo il cancelliere moriva. Hitler pertanto si trovò investito della carica di capo dello stato e della nomina a “fuehrer e cancelliere del Reich”, che mantenne fino alla morte accentrando sulla sua persona anche i poteri legislativi, esecutivi e militari. Pervaso dal culto della sua missione che considerava divina, il fuehrer instaurò in Germania un regime dittatoriale fortemente improntato sull’anticomunismo e sull’antisemitismo. Circa la politica estera, Hitler perseguì un programma espansionistico improntato sulla dottrina del pangermanesimo. Nel 1936 fece occupare dalle armate germaniche la Renania, nel 1938 la zona dei Sudeti dopo avere annesso l’Austria alla Germania con colpo di stato, nel 1939 la Cecoslovacchia e la Polonia. Le sue azioni aggressive portarono inevitabilmente allo scoppio del secondo conflitto mondiale, ma trovò alleati nell’Italia e nella Romania. Dopo la vittoria sulla Francia nella primavera del 1940 con la conseguente occupazione del territorio francese, Hitler rivolse le attenzioni belliche contro l’Unione Sovietica nel giugno del 1941. Quindi nel 1942 dichiarò guerra agli Stati Uniti d’America, paese che già da tempo stava offrendo aiuti economici, logistici e militari alla Gran Bretagna, l’altra nazione nemica della Germania hitleriana. L’ingresso delle armate statunitensi nel conflitto segnarono l’inizio del cattivo andamento delle operazioni militari, sempre dirette personalmente da Hitler, e cominciarono a serpeggiare ostilità e malcontenti tra i suoi stessi collaboratori. La situazione sfociò nel grave attentato dinamitardo che subì nel luglio del 1944. Poi, fallita l’ultima controffensiva sul fronte ovest della guerra, Hitler ed il suo quartiere generale vennero accerchiati a Berlino dall’armata sovietica. Il pensiero politico di Hitler è stato riportato nel suo libro dal titolo “Mein Kampf” (La mia battaglia) pubblicato in prima edizione nel 1925.
Osama Bin Laden Nato nel 1957, non è certo se sia morto o ancora in vita. E’ il leader indiscusso dei fondamentalisti islamici, è il nemico giurato della politica estera degli Stati Uniti d’America e dei loro alleati, è l’ispiratore e finanziatore dei più gravi ed efferati attentati terroristici compiuti nel mondo nell’ultimo decennio, è il responsabile della morte di migliaia di persone innocenti, è il ricercato principale dai servizi segreti di mezzo mondo. Erede di una grande fortuna finanziaria, Osama ha studiato e si è laureato in scienze politiche nell’Università di Gedda, città dell’Arabia Saudita, suo luogo di nascita. Iniziò la sua militanza politica nel 1979 durante la guerra russo-afghana, incitando i mujaheddin alla guerra santa contro gli infedeli e reclutando moltissimi combattenti volontari della resistenza nei paesi arabi del Golfo Persico. Nel 1988 costituì in Afghanistan un’organizzazione per sostenere i movimenti islamici integralisti, e l’anno successivo tornò a Gedda per lavorare nell’azienda di famiglia. Dal 1991 la sua ostilità nei confronti della politica estera dei paesi occidentali, segnatamente verso le truppe statunitensi stanziate in Arabia Saudita durante la Guerra del Golfo, crebbe a tal punto da denunciare il governo saudita, il quale rispose condannandolo all’esilio e privandolo della cittadinanza. Nel 1994 Osama si trasferì nel Sudan dove, oltre a seguire i propri interessi finanziari, sembra che avesse addestrato terroristi in campi costruiti appositamente. Due anni dopo fu espulso anche da questo paese. Si portò allora di nuovo in Afghanistan, dove costituì nuove basi di addestramento terroristico, creando anche la famigerata organizzazione denominata “Al Qaeda”. Operò attacchi ai militari statunitensi stanziati dal 1993 nello Yemen e in Somalia per la risoluzione delle cosiddette operazioni di pace. Bin Laden fu l’ispiratore del fallito attentato contro il presidente egiziano Mubarak nel 1995, dell’esplosione di Dharam in Arabia Saudita nel 1996, degli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti a Nairobi e a Dar-Es-Salaam nel 1998, dell’attentato all’unità della Marina Americana “Cole” nel porto di Aden nel 2000. E’ ritenuto il responsabile anche degli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, così che è diventato il bersaglio privilegiato della lotta al terrorismo islamico, ingaggiata nei mesi successivi alle stragi dal governo degli Stati Uniti con l’appoggio, anche militare, di diversi paesi della comunità internazionale. La guerra scatenatasi in territorio afghano, dove Bin Laden godeva di aiuti logistici e politici da parte del governo dei “talebani”, assunse la connotazione di una vera e propria caccia all’Osama. Attualmente la sua persona, oggetto di centinaia dicerie che vanno dalla supposta sua morte sotto i bombardamenti alla fuga in altri paesi, sfuma nella leggenda dell’imprendibilità mentre i sevizi segreti dei paesi occidentali, Italia compresa, continuano a segnalare pericoli di nuovi gravi attentati e di stragi da parte di questo “sceicco del terrore”.
AVVENIMENTI e FATTI DAL MONDO DELL' IGNOTO
IL “MIRACOLO” DEL GRAN PRECETTORE DEI TEMPLARI
Un fatto davvero inquietante è accaduto nel mese di maggio 2006 al conte Rocco Zingaro di San Ferdinando, gran precettore per la lingua italiana del Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Ordo – SMTHO. Come premessa necessaria, si deve riferire che il dignitario dei Templari italiani ha trasferito la sua residenza da Roma a Loreto, nelle Marche, negli ultimi giorni del suddetto mese. Riportiamo i momenti salienti dell’avvenimento, considerato miracoloso dallo stesso protagonista, attraverso le sue stesse parole. “ Avevo trascorso un lungo e psicologicamente pessimo periodo di tempo, causato dalla scomparsa della mia adorata moglie Maria. Il contatto occasionale e non voluto con situazioni di vita pesanti, e con personaggi squallidi che avevano preso a gravitare intorno all’Ordine, avevano acuito le mie sensazioni di disagio psicologico e spirituale. “Sono prove del buon Dio” mi dicevo “e le devo accettare!” Il 13 maggio del 2006 è capitato ciò che non avrei mai immaginato che mi accadesse nella vita. Nel pomeriggio di quel giorno suonò il campanello della mia abitazione di Roma. Andai ad aprire la porta, e mi trovai di fronte una bella signora vestita di bianco. Non ho capito subito cosa volesse, ma lei con fare amabile e suadente mi disse che voleva condurmi nelle Marche da lì a due giorni. Come ipnotizzato accettai la proposta. Nel primo pomeriggio del 15 maggio siamo partiti insieme, in auto, per un viaggio di circa trecento chilometri senza sapere, da parte mia, il vero perché. Il viaggiò scivolò tranquillo. I lunghi silenzi furono però rotti dalle parole rassicuranti della bella signora. “Vedrà, signor Rocco, mi disse più volte, “le sue tribolazioni finiranno molto presto”. Arrivati nelle Marche la signora, che credo non avesse detto ancora il suo nome, mi invitò a prendere la direzione per la cittadina di Loreto. Dopo circa una mezzora arrivammo ai piedi della collina sulla quale è situata la Basilica della Santa Casa. Mi sembrò che il volto della signora si fosse illuminato di una luce strana, ma dolcissima nella sua intensità. Continuammo la strada ed arrivammo nei pressi del piazzale della maestosa chiesa. Lei mi disse di fermare e di parcheggiare l’auto. Appena eseguito l’invito, la signora mi guardò negli occhi e con voce ferma e chiara disse: “Questa è la mia casa di Nazareth, recuperata dai Templari quasi ottocento anni fa. Caro maestro, da oggi è anche tua!” Poi si allontanò confondendosi tra i passanti. Fino ad ora non l’ho più rivista. Mi ritrovai frastornato nella mente, ma pieno di una immensa pacatezza nel cuore. Solo allora ho capito che mi era stato concesso di avere un contatto diretto con la Vergine Maria. Tornai da solo a Roma, pensando intensamente a quanto mi era accaduto. Non mi dilungo a dire ciò che mi è capitato nei giorni successivi. Il fatto rilevante fu che le contingenze negative che mi avevano fino ad allora attanagliato, si dissolsero come per incanto. Soprattutto, ho trovato una nuova abitazione: proprio a Loreto, in un bel residence che è chiamato Oasi Ave Maria, una casa intitolata alla Vergine! “ (Pietro Montedoro)
LA CHIESA E IL PROBLEMA DEGLI ALIENI
Intervistato sulla probabilità di vita extraterrestre intelligente, alcune settimane fa padre Sabino Maffeo, responsabile dell’osservatorio astronomico pontificio “Specola Vaticana”, ha affermato che sugli extraterrestri la Chiesa si astiene a dare un giudizio ufficiale. Come al solito, del resto, quando si toccano problemi particolari e scottanti del nostro tempo. Padre Maffeo ha sostenuto anche che l’esistenza di intelligenze aliene non costituirebbe un guasto teologico per la fede: se gli extraterrestri esistessero, sarebbero certo stati creati da Dio, e che Cristo sarebbe stato il redentore non solo della razza umana, ma anche di quelle, eventuali, extraterrestri. Le affermazioni del sacerdote costituiscono un modo davvero spiccio e brillante di cavar patate dal fuoco. Padre Giuseppe Tanzella Nitti, professore di teologia presso la Pontificia Università di Santa Croce, considerato la massima autorità del settore, ribadisce sostanzialmente la stessa tesi: l’esistenza di vita intelligente in pianeti differenti dal nostro non è terreno di speculazione teologica. Ma ammette anche che una nuova concezione di vita comporterebbe una “rilettura” del ruolo che è stato affidato all’essere umano in relazione ai misteri ancora insoluti, e possibili, dell’universo percepibile. Nel 1884, tale Joseph Pole pubblicò un libro, ristampato una decina di volte, dal titolo “I mondi stellari e i loro abitanti”. Nel testo si sosteneva che il fine della creazione sarebbe stato quello di manifestare la gloria e la magnificenza di Dio. Sarebbe stato quindi ragionevole ritenere che il cosmo fosse disseminato di esseri intelligenti che avrebbero riconosciuto onore al Creatore. Ma il contesto non fu sempre così edulcorato. Nel 1793 fu pubblicato a Londra un libro di Thomas Paine, “The age of reason” (L’età della ragione), nel quale si sosteneva l’assoluta incompatibilità tra il messaggio cristiano e l’eventualità di vita extraterrestre ingegnosa. Esiste anche la cronaca che papa Zaccaria nel 747 aveva condannato come ereticale le predicazione del presbitero Virgiliano, il quale andava sostenendo che la luna ed il sole fossero abitati da esseri intelligenti. Per avere un’idea più precisa in materia sembra dunque necessario scrutare le fonti originarie, le sacre scritture. Nei Salmi e nei testi sapienziali ricorre spesso il tema che l’uomo non sia l’unica misura dell’universo. Nel “Siracide”, per esempio, si legge: “Esistono molte cose nascoste più grandi di queste, noi contempliamo solo poche opere…” Nell’evangelo di Giovanni, Gesù dice: “… ho altre pecore che non sono di questo ovile. Anche queste devo condurre, così che ascolteranno e diventeranno un solo gregge ed un solo pastore…”Interpretare entrambi i passi nell’ottica della “extraterrestrità” sarebbe certo una forzatura, eppure molti non hanno rinunciato alla tentazione. Alcuni anni fa, certi movimenti parareligiosi hanno idealizzato l’episodio biblico della “visione del carro di Ezechiele” come un avvenimento di carattere extraterrestre. Altri hanno interpretato la figura dello stesso Gesù Cristo come una sorta di essere proveniente da altri pianeti. Certo è che, allo stato attuale delle interpretazioni religiose, l’esistenza di vita intelligente in altri pianeti non è esclusa da alcuna tesi teologica. Agli uomini di fede non rimane che attendere altri e possibili eventi. (Gabriele Petromilli)
IL SIGNOR MCKINNON E I SEGRETI DELLA NASA
Quest'uomo ha avuto il
coraggio di sfidare la Difesa degli Stati uniti d'America e la NASA
introducendosi furtivamente nei loro sistemi informatici. Cosa
cercava?
Per chi non lo
conoscesse questo signore, diceva di aver avuto contatti con gli
extraterrestri. (Carlo Alberto Ameri)
per informazioni e/o contatti con la redazione di nerogotico: info@nerogotico
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Stavate compiendo un'indagine sul paranormale, ma non sembrava ci fosse
nulla di strano a parte qualche lieve variazione di temperatura. Ad un certo
punto una nebbia sempre più fitta ha cominciato ad invadere l'ambiente; tutto è
diventato scuro e opaco, finchè non siete riusciti a vedere più nulla. Avete
perso i sensi e ora che vi siete svegliati non riuscite a ricordare nulla... Gli
altri. Dove sono finiti tutti gli altri? Addentratevi in questo misterioso punta
e clicca, utilizzando il MOUSE per interagire con l'ambiente e gli elementi del
gioco.
I video di NEROGOTICO
THE MUMMY Imhotep's Backstory
FREQUENCY Original movie
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