Presidente nazionale: Diego Di Giuseppe Stefanori  -  Direttore responsabile: Gabriele Petromilli

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Attività, iniziative sociali e culturali, proprie produzioni e pubblicazioni.

 

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NOTIZIE e FATTI DAL MONDO... DEL SOVRANNATURALE...

 

 

UNA BATTAGLIA FANTASMA
 

Prima dell’alba del 19 agosto 1942, in pieno svolgimento del secondo conflitto mondiale, truppe inglesi e canadesi attaccarono il porto di Dieppe, in Normandia, occupato militarmente dai tedeschi. Avrebbe dovuto essere una prova generica per il successivo sbarco del D-day (6 giugno 1944). L’operazione fu un insuccesso clamoroso: degli oltre seimila soldati alleati che parteciparono allo sbarco, oltre tremilacinquecento rimasero uccisi, feriti o fatti prigionieri. Questo l’antefatto. Il quattro agosto 1951, a guerra conclusa, due turiste inglesi in vacanza a Dieppe alle prime luci del mattino, mentre dormivano in un albergo di campagna, furono svegliate da forti rumori di cannoneggiamento. Nelle tre ore successive sentirono il clamore preciso e particolareggiato di una battaglia che sembrava essere rimasta intrappolata nel tempo, ed il loro resoconto della battaglia venne poi confermato dai rapporti contenuti negli archivi storici militari. Evelyn Quinn e Sue Hanworld, questi i nomi delle turiste entrambe di circa quaranta anni, descrissero la battaglia nei seguenti termini che qui si riportano in massima sintesi.Ore 5 del mattino: le donne udirono rumori di spari di cannoni provenienti dal mare e frastuoni di aerei in picchiata. La flotta d’assalto alleata e gli aerei di copertura iniziarono ad agire alle ore 04,43. Ore 5,07, le donne parlarono di rumori assordanti ad ondate successive. Una testa di ponte fu stabilita nel vicino paese di Puys sotto un fuoco di difesa accanito, poi i caccia della Raf iniziarono il cannoneggiamento aereo e i bombardieri attaccarono le attrezzature del porto alle ore 05,10. Ore 5,50, le due donne udirono un fracasso di aerei che cadevano al suolo e deboli rumori in lontananza. Alle ore 05,50 iniziò il contrattacco dell’aviazione tedesca che abbatté numerosi aerei alleati, mentre ad alta quota iniziava una battaglia aerea. Alle 6,00 il frastuono si affievolì, fino a cessare completamente alle 6,55. In effetti alle 06 del mattino la battaglia di Dieppe poteva dirsi conclusa. Le perdite anglo canadesi furono terribili, e i superstiti rimasti sul campo si arresero ai tedeschi. Nessuna altra persona udì qualcosa di insolito, in quel giorno né mai. Tuttavia le due donne avevano fornito un resoconto preciso del reale svolgimento dei singoli eventi. Nel marzo del 1953, al termine di una lunga inchiesta sul fatto, l’autorevole “Società Britannica per le Ricerche Psichiche” giunse alla conclusione che l’esperienza delle due turiste doveva essere considerata come autentica, come una genuino fenomeno di natura psichica

di Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)


 

I VOLTI DI BELMEZ

In un afoso pomeriggio di agosto dell’anno 1971, una vecchia donna e suo nipote di nove anni sedevano e parlavano tranquilli nella loro casa di Belmez, un piccolo paese spagnolo ai piedi dei Pirenei, nella Spagna meridionale. Non potevano immaginare che di lì a poco si sarebbe sviluppato un mistero che a tutt’oggi fa discutere gli scienziati, gli esorcisti e i parapsicologi di tutto il mondo. Di fronte a loro c’era un caminetto ricoperto di piastrelle color rosa, come rosa era il colore del pavimento prospiciente della stanza. D’improvviso, il ragazzino notò su una piastrella le figure ben delineate di almeno due volti dalla espressione triste e turbata. Avvertì la nonna che, spaventata, cercò di cancellare le immagini con uno straccio e dell’acqua. Non riuscendo a capire chi avesse disegnato i volti la donna rimase spaventata, tanto più che le figure apparivano come stampate nelle piastrelle del caminetto e, nonostante la pulizia approntata, rimanevano indelebili. Circa tre settimane più tardi, le figure, più piccole delle originali e con fisionomie differenti, avevano raggiunto il numero di ventidue. Affioravano dalla copertura del caminetto e dal pavimento. La famiglia che abitava la casa si rivolse alle autorità di polizia locale per denunciare lo strano fatto e a loro volta queste, ravvisando nell’evento più di una stranezza, informarono del caso il professor German de Argumosa, parapsicologo noto in Spagna per una serie di trasmissioni televisive. Le indagini dell’esperto, recatosi immediatamente nel luogo, portarono alla individuazione dei resti di un cimitero d’epoca medievale sotto la villetta dei fatti. Nessuno della famiglia e del piccolo paese conosceva l’esistenza dell’antico camposanto. Alla stanza della abitazione furono apposti i sigilli, il resto del pavimento fu divelto e all’ambiente vennero applicati microfoni particolari e strumentazioni elettromagnetiche (nel 1971 erano questi i dispositivi che venivano usati in casi simili). A de Argumosa si aggiunsero altri studiosi di parapsicologia e altri esperti, ma nessuno di loro riuscì a risolvere il caso che fu, e che rimane, del tutto misterioso. Il fenomeno della formazione dei volti sulle piastrelle scomparve gradatamente in circa tre mesi, così come era iniziato. In questo periodo di tempo i microfoni dei parapsicologi registrarono voci e linguaggi incomprensibili, a volte gemiti sommessi di dolore, altre volta urla di sofferenza. In termini paranormali gli esperti sostengono che fenomeno, così come si sarebbe presentato, potrebbe essere ascrivibile negli eventi di “teleplasia” (formazione di materia a distanza). Altri al tempo dei fatti, invece, dissero che vi fosse stata una rievocazione spettrale di avvenimenti drammatici connessi con la stregoneria medievale o con qualche tragico evento collettivo.

di Pietro Montedoro (sez. culturale M.I.R.)

 

STRANE COINCIDENZE

Le vite, soprattutto le morti, dei presidenti statunitensi Abraham Lincoln e di John Fitzgerald Kennedy cono collegate da una strabiliante serie di coincidenze in cui ricorrono con regolarità nomi e date. Queste circostanze non sono uniche nella storia, quasi a dimostrare che le sorti degli uomini sono intimamente collegate. E non lo sappiamo. Vediamo. Lincoln fu eletto membro del Congresso per la prima volta nel 1846, Kennedy fu eletto alla stessa carica esattamente cento anni dopo. Lincoln fu designato come sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America nel novembre 1860, l’elezione di Kennedy ebbe luogo nel novembre 1960. Dopo la loro morte, a ciascuno dei due è succeduto un uomo del sud di nome Johnson: Andrew Johnson, successore di Lincoln era nato nel 1808, Lyndon Johnson, quello di Kennedy, nel 1908. John Booth, l’uomo che sparò a Lincoln era nato nel 1838, Lee Oswald, l’assassino di Kennedy, nel 1938 ed entrambi furono uccisi prima di giungere davanti a un tribunale. Il primo commise il delitto in un teatro per poi rifugiarsi in un deposito, il secondo sparò ed uccise in un magazzino per poi nascondersi in un teatro. I due presidenti avevano entrambi condotto delle storiche campagne per i diritti civili nei loro paesi. Tutti e due furono colpiti ella parte posteriore del capo e, a, le rispettive mogli erano insieme a loro. Lincoln fu abbattuto al Teatro Ford, Kennedy fu colpito mentre sedeva su un’automobile Ford con il nome di serie “Lincoln”. Un’ultima coincidenza: Kennedy aveva una segretaria di nome Lincoln, Lincoln un segretario di nome Kennedy. Il giorno precedente alla loro morte, entrambi i collaboratori li avevano sconsigliato vivamente di recarsi agli appuntamenti fatali.

di Elena Di Faggio (sez. culturale M.I.R.)

 

 

GIOVANNI BOSCO E CASA SAVOIA

Il più popolare santo torinese è senza dubbio Giovanni Bosco (ricorrenza annuale, 31 gennaio), un uomo che aveva anche il dono della veggenza, specialmente durante il sonno. Egli più volte previde con chiarezza quanto di epocale doveva accadere, ma anche nella normale vita quotidiana gli succedevano spesso fatti strani e misteriosi. Per esempio, per un certo periodo un cane misterioso a cui diede nome di “Grigio”, gli compariva al fianco ogni volta che si trovava in pericolo per poi scomparire altrettanto misteriosamente come era comparso. Nel 1855, mentre il parlamento piemontese si accingeva a votare l’esproprio dei beni del clero, il re Vittorio Emanuele II ricevette da Giovanni Bosco due lettere che gli annunciavano grandi funerali di corte. Poco tempo dopo, nello stesso anno morivano la regina madre, sua moglie, un fratello e uno dei suoi figli. Don bosco previde anche che i,Savoia non avrebbero più regnato dalla terza generazione. Infatti Vittorio Emanuele III perse il trono italiano nel giugno del 1946.

di Fabio Romani (sez. culturale M.I.R.)

 

LE PROFEZIE DI JEANE DIXON


Tra le più celebrate profezie della storia contemporanea sono annoverate quelle eseguite da una matura veggente statunitense, Jeane Dixon. Si riferivano in particolare modo alla morte di alcune personalità della politica internazione, tra le quali John Fitzgerald Kennedy, tanto da fare confermare le ipotesi che i chiaroveggenti predicano generalmente soltanto cattivi avvenimenti.

La veggente in questione, infatti, fu la prima persona ad avvisare l’enturage del presidente Kennedy che fosse in grave pericolo, e ripeté più volte tale avvertimento. Nel 1952, undici anni prima dell’uccisione, Dixon profetizzò che un “democratico dagli occhi azzurri” sarebbe diventato primo cittadino americano nel 1960 e che successivamente sarebbe stato assassinato. Il giorno in cui spararono a Kennedy, la veggente disse durante il pranzo ad alcuni amici che qualcosa di terribile stesse per capitare al presidente. Jeane predisse anche le morti di Roosvelt nel 1945, del Mahatma Gandi nel 1948 e di Martin Luther King nel 1968. Quando si incontrò a Washington con Winston Churchill nel 1945, gli disse che sarebbe stato esonerato dal governo inglese ma che sarebbe ritornato al potere nel 1952. Entrambe le predizioni risultarono esatte, come anche le previsioni sui tumulti razziali in diverse città americane negli anni 1963 e 1964, nonché le imprese sovietiche nello spazio. Dixon previde anche un olocausto mondiale per gli anni ’80 e l’ascesa in quegli anni di un grande monarca condottiero del Medio Oriente. Queste preconizzazioni fortunatamente non si sono avverate, e tutto lascia sperare che non lo siano mai.

di Pietro Montedoro (sez. culturale M.I.R.)

 

 

VOLPI, DAME BIANCHE E DAME NERE

 

Gli annali della nobiltà europea abbondano di misteriose storie di fatti soprannaturali. Tra queste, la sinistra leggenda delle “volpi di Gormanston”. Ogni volta che un rappresentante della famiglia Gormanston stava per morire, il castello delle contea di Meath, in Irlanda, veniva circondato dalle volpi. Nel settembre del 876 lady Gormanston osservò una muta di volpi che andavano in cerca di cibo presso la porta del suo castello. Suo marito, tredicesimo visconte della casata, morì nella stessa notte. Un caso, certo. Ma al funerale, eseguito pochi giorni dopo, le volpi seguirono il feretro fino alla sepoltura. Quando si spense il quattordicesimo visconte nel 1907, alcune volpi rimasero tutta le notte fuori della cappella dove giaceva la salma. Vani furono i tentativi di cacciarle via. Molti grandi famiglie sono perseguitate da fantasmi di antenati morti quasi sempre in maniera tragica. E’ così per la famosa “dama bianca” degli Hohenzollern tedeschi, ai quali apparirebbe lo spettro di Agnese Orlamunde che morì murata viva per avere commesso un infanticidio. Agnese apparirebbe in vesti completamente bianche per testimoniare nei secoli la sua presenza. Secondo un’altra versione, si tratterebbe invece di della principessa Bertha von Rosenburg. Ma chiunque essa sia, la sua apparizione preannuncia immancabilmente la morte di un Hohenzollern.

Federico Guglielmo IV di Prussia, che del suo piccolo stato tedesco fece una grande nazione europea, divenne pazzo dopo il 1861, si dice in seguito di una apparizione spettrale orribile. Anche tre diverse sentinelle di guardia alla porta del castello di Federico, videro la “dama bianca” avanzare alla testa di un corteo di beccamorti privi di testa che trasportavano un feretro. La sfilata scivolò lentamente dentro il castello passando attraverso le spesse mura, per poi riapparire pochi secondo dopo: stavano trasportando nella bara una corona regale, chiara allegoria della morte del sovrano. Il re già malato e vecchio, non si riprese più e cessò di vivere due mesi più tardi. Anche la morte di suo padre, il re Guglielmo III di Prussia, era stata preannunciata dalla apparizione di uno spettro, mentre un suo antenato mangravio di Bayreuth, nel 1678 aveva visto da “dama bianca” un attimo prima che i suoi cavalli lo travolgessero, uccidendolo.

La famiglia reale di Baviera condivideva con la famiglia ducale di Assia un altro araldo di morte. Era la cosiddetta “dama nera” di Darmstadt. Si pensa fosse il fantasma di una granduchessa morta nel 1523 cadendo da un dirupo. Nel 1850 venne vista ad Archaffenburg mentre il granduca d’Assia stava prendendo il the con i genitori. Pochi giorni dopo, il giovane nobiluomo morì di colera. Quattro anni più tardi la regina di Sassonia vide la “dama nera” durante un soggiorno nell’isola d’Elba. Disse che lo spettro stava compiendo dei giri intorno ad una sedia. Alcuni giorni dopo arrivò la notizia che il consorte della regina era deceduto a Dresda.

Si dice anche che la famiglia dei Borgia sia stata assediata dagli spiriti. L’incidente più celebrato capitò a papa Alessandro VI: un cardinale, entrando negli appartamenti pontifici una sera del 1503, trovò il pontefice che giaceva su una bara spettrale illuminata da una livida luce. Terrorizzato, il prelato si fece il segno della croce e la visione sparì. Ma prima di mezzanotte, papa Borgia era già deceduto.

di Diego Di Giuseppe S. (presidente M.I.R.)

 

 

IL MISTERO DI KASPAR HAUSER

 

Il lunedì dopo la Pentecoste del 1828, un ragazzo dalla apparente età di 15-17 anni comparve improvvisamente nella città di Norimberga. Indossava rozzi abiti da contadino, e tutti quelli che l’incontrarono lo presero per un idiota o per un ubriaco. Il ragazzotto portava però con se una lettera indirizzata al capitano del quarto squadrone del sesto cavalleria di Norimberga. Un calzolaio lo condusse alla casa del capitano, e il ragazzo espresse il desiderio di diventare un soldato come era stato suo padre. Fu condotto poi alla più vicina stazione di polizia per essere identificato, ma qui rispose “non so” ad ogni domanda che gli veniva posta. Sembrava avesse avuto l’età mentale di un bambino di tre o quattro anni, e quando gli porgevano carta e penna era in grado di scrivere solamente un nome: Kaspar Hauser. Invece di essere arruolato in cavalleria, fu aggregato ad un centro di detenzione per vagabondi e successivamente adibito come domestico nella abitazione del direttore del carcere. Il carceriere notò molte cose curiose di quel ragazzo, che tutti nel frattempo presero a chiamare Kaspar. Era ben fatto nel corpo ed aveva piedi “soffici da infante” che stridevano con l’aspetto contadinesco. Il sorriso esprimeva una totale innocenza, e non sembrava avere molti mezzi di espressione facciale. Quando camminava, molto spesso incespicava come un bambino che muoveva i primi passi. Il giovane imparò in breve tempo a parlare correttamente, ma sempre con frasi brevi e spezzate. Si nutriva soltanto di pane di segale e di acqua, e qualsiasi altro cibo lo faceva stare male. Non mostrava imbarazzo quando la moglie del direttore del carcere lo lavava, e sembrava di non rendersi conto delle differenze fisiche esistenti tra uomini e donne. Soprattutto, il direttore concluse che Kaspar non era un impostore (come risulta da un rapporto scritto dello stesso funzionario) e che ci doveva essere intorno a lui un enorme mistero. L’interesse della gente aumentò intorno al trovatello ed uno studioso, il dottor Hans Daumer, volle prendersi cura della sua educazione. Successivamente Kaspar fu in grado di aprire spiragli sul suo stupefacente passato. Egli dichiarò che prima di arrivare a Norimberga aveva visto un solo essere umano in tutta la sua vita, quello che gli scrisse la lettera per il capitano di cavalleria. Per quanto avesse ricordato, gli sembrava di essere stato sempre in una stanza lunga circa due metri, larga uno e mezzo e alta meno di due. Non c’era una forte luce. Sarebbe stato sempre seduto o steso su un pagliericcio, avrebbe indossato sempre una camicia e braghe di pelle di vacca. Ogni mattina avrebbe trovato accanto una brocca d’acqua e un pezzo di pane. A volte l’acqua avrebbe avuto un sapore amaro che lo faceva subito addormentare. Al risveglio avrebbe sempre notato che gli erao stati cambiati i panni intimi e tagliate le unghie. Un giorno un uomo sarebbe entrato nella cella e gli avrebbe insegnato a scrivere Kaspar Hauser e a dire “voglio essere un soldato come era mio padre”. L’ultima volta l’uomo lo aveva poi caricato sulle spalle e lo aveva portato fuori, dove l’aria e la luce lo aveva fatto svenire. IL ragazzo non avrebbe ricordato altro, fino al momento in cui si era trovato a vagare per le vie di Norimberga. La vicenda del giovane valicò i confini nazionali, tutta l’Europa si interessò del poveretto. Kaspar fu visitato da medici e interrogato da giuristi e da pubblici funzionari. Considerata la sua notevole somiglianza con un famigliare dei duchi di Baden, venne ripetutamente collegato a questa famiglia nobiliare. Peraltro nel 1813, circa all’epoca della nascita di Kaspar, la famiglia aveva subito la perdita di due principi. Subito dopo la morte del granduca regnante, nel marzo del 1830 il conte inglese Francis Stanhope fece richiesta di diventare il tutore di Kaspar, incarico che gli fu subito concesso. Il conte dichiarò pubblicamente che il giovane fosse di origine ungherese, e che non avesse legami con la dinastia di Baden. Tentò anche con ogni mezzo di persuadere altri a mutare le loro versioni della storia, dicendo di avere sempre pensato che si trattasse di un impostore. Ma un giudice di Norimberga, tale Hanselm Ritter von Feuerbach, dopo avere a lungo studiato il caso emise una sentenza in cui concludeva vi fossero sussistiti  motivi di interesse per l’allontanamento di Kaspar dal nucleo famigliare originario, e che egli fosse certamente stato figlio legittimo di genitori principeschi, che lo avrebbero messo in disparte per aprire la via della successione ad altri eredi. Nel 1833 il giudice morì improvvisamente. La popolazione di Norimberga prese a vociferare che fosse stato avvelenato per avere trovato le prove dell’origine di Kaspar, anche se di queste non ne fosse stata fornita alcuna. Anche la fine di Kaspar fu tragica e misteriosa. Un pomeriggio di giugno del 1833 venne attirato in un parco della cittadina di Ansbach con la promessa di rivelazioni su i suoi parenti. Qui venne pugnalato e morì dopo tre giorni di agonia. Si disse che la granduchessa Stefania di Baden, da molte persone ritenuta la madre di Kaspar, avesse pianto settimane intere dopo avere appreso della morte del giovane. Una voce insistente sostenne che quando Stefania diede alla luce il primo figlio, ella avesse fatto mettere di nascosto nella culla il bambino morto di una contadina, scambiandolo con il piccolo Kaspar perfettamente nato in salute. La contessa lo avrebbe successivamente consegnato al maggiore Willhelm Hennenhofer, il quale a sua volta lo avrebbe affidato alle cure di un subalterno. Alcuni hanno perfino sostenuto che Hennenhofer, messo alle strette da alcuni agenti di polizia provenuti dalla Baviera, avesse confessato la parte e il denaro avuto per il complotto. Ma la vera, triste storia di Kaspar Hauser non potrà mai essere confermata. Il  caso è destinato a rimanere negli annali della storia misteriosa di ogni tempo. Infatti, quando il maggiore Hennehofer morì, uno strano incendio distrusse tutti i suoi documenti privati.

Pietro Montedoro  (sezione culturale M.I.R.)  

 

GLI ANGELI DI MONS

 

 Un mese dopo la sanguinosa battaglia di Mons, città fluviale del Belgio, avvenuta durante la prima guerra mondiale, sul quotidiano “Evening News” di Londra fu pubblicato un servizio che provocò grande sensazione e che doveva dare luogo a lunghe e vivaci polemiche. L’articolo era firmato dal giornalista Arthur Machen, e raccontava come una compagnia di soldati inglesi durante la battaglia fosse stata salvata da “alleati celesti” dall’attacco di una preponderante forza nemica: l’angelo di Mons  - per altri un gruppo di angeli secondo le versioni successive all’articolo -  si sarebbe piazzato improvvisamente tra gli inglesi e i tedeschi costringendo questi ultimi a ritirata. Lo scontro si era svolto il 26 agosto 1914, e quando l’articolo apparve la maggiore parte dei superstiti inglesi si trovava ancora in Francia. Nel maggio dell’anno seguente, la figlia di un ecclesiastico pubblicò su una rivista parrocchiale quella che, secondo lei, era la versione dei fatti rivelatale da un ufficiale inglese di cui non poteva fare il nome. L’ufficiale le avrebbe riferito che mentre la sua compagnia si stava ritirando da Mons, un reparto di cavalleria tedesca si fosse gettata all’inseguimento. Gli inglesi si sarebbero pertanto diretti verso una posizione da dove avrebbero potuto combattere con maggiore efficacia, ma i tedeschi l’avrebbero raggiunta prima di loro. Sicuri di essere ormai destinati a soccombere, gli inglesi avrebbero visto con stupore un gruppo di angeli interporsi tra loro e il nemico. I cavalli dei tedeschi si sarebbero spaventati, disperdendosi in tutte le direzioni. Anche un cappellano dell’esercito inglese, il reverendo Henry Chavasses, lasciò scritto di avere udito un racconto simile da alcuni alti ufficiali. Un tenente colonnello riferì successivamente che durante la ritirata il suo battaglione fosse stato scortato per più di venti minuti da uno “squadrone fantasma”. A proposito del fatto, il comando militare tedesco dichiarò invece che i suoi uomini si fossero rifiutati di andare alla carica contro un punto dove la linea inglese era stata spezzata a causa della “presenza di un rilevante numero di truppe nemiche” ma, secondo il comando inglese, non ci sarebbe stato un solo soldato britannico in tutta quella zona. L’aspetto più strano dei racconti sugli “angeli di Mons”, fu che le informazioni fossero tutte provenute da fonti indirette. Gli ufficiali che avevano parlato desideravano restare nell’anonimato, temendo di essere accusati di immaginazione eccessiva e di rovinarsi la carriera. Vari anni più tardi, il giornalista Arthur Machen che nel frattempo aveva pubblicato novelle del genere orrorifico ed era entrato a fare parte della celeberrima “Golden Down” di Alaister Crowley, dichiarò pubblicamente che il suo articolo era stato inventato di sana pianta. Tuttavia, nonostante l’ammissione molti reduci inglesi continuarono a parlare degli strani eventi di Mons, e alcuni storici finirono per prestare fede a qualcosa di sopranaturale che doveva necessariamente essere accaduto. Forse centinaia di reduci si erano lasciati suggestionare da una storia così fantasiosa? Perché avrebbero deciso di sostenerla? O forse, invece, era accaduto veramente qualcosa che aveva indotto inglesi e tedeschi di avere visto una fantomatica schiera di angeli armati? Quale sia la spiegazione, durante la battaglia di Mons gli inglesi compirono davvero un prodigio militare: nonostante le pesanti perdite, essi riuscirono ad effettuare una ritirata strategica che lasciò intatta la loro forza.

di Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

  

MASADA. UN SUICIDIO DI MASSA

 

Mentre la decima legione romana nell’anno 73 preparava l’attacco finale contro la fortezza di Masada, situata su una piattaforma rocciosa affacciata sulla sponda orientale del Mar Morto, la guarnigione di ebrei Zeloti asserragliata al suo interno giunse alla decisione estrema: piuttosto che arrendersi e sottomettersi alla rappresaglia romana e alla sicura schiavitù, si sarebbero tutti suicidati. Il suicidio degli Zeloti, capeggiati da tale Eleazar ben Yair, fu ricordato dallo storico giudeo Giuseppe Flavio. Secondo il racconto, Eleazar ordinò che l’intera fortezza fosse bruciata ad eccezione delle riserve di cibo, giacché essi volevano dimostrare che avessero agito per motivi di fede religiosa e non per disperazione. I capofamiglia ebrei uccisero mogli e figli, poi furono scelti dieci uomini che sorteggiarono il nome di colui che avrebbe dovuto uccidere tutti i rimanenti. I Romani, una volta entrati a Masada, trovarono un silenzio perfetto. Come scrisse Giuseppe, all’interno della fortezza trovarono i corpi dei nemici, ma non poterono rallegrarsene. Non poterono fare altro che meravigliarsi di fronte al coraggio di una simile risoluzione e al disprezzo della morte che un numero così alto di persone aveva dimostrato. Di 967 ebrei, solo sette (due donne e cinque bambini) sopravvissero casualmente nascosti in una caverna. I Romani rimasero commossi, non li uccisero ed essi poterono narrare i fatti degli ultimi momenti. Masada è divenuto uno dei più celebri simboli della lotta per la libertà. Tuttavia questa vicenda fu a lungo considerata dubbia, in quanto l’unico resoconto proveniva da uno storico ebreo che, peraltro, si trovava lontano dalla scena dei fatti. Le prove del massacro furono trovate nel 1963, nel corso di scavi archeologici nella zona diretti dal professor Yigael Yadin. Le ricerche stabilirono perfettamente sia la natura che lo svolgimento degli eventi. La fortezza di Masada (o Massada) sarebbe stata edificata circa 30 anni prima della nascita di Gesù per ordine del re Erode il Grande. Lungo la scarpata Erode fece costruire un palazzo residenziale su tre piani, che diventò proprietà romana dopo la morte del sovrano fino al 66, anno in cui venne conquistata dai ribelli Zeloti. Quattro anni più tardi la ribellione antiromana era stata soffocata in tutto il territorio, e soltanto la fortezza sulle rocce resisteva. Il procuratore romano della Giudea, Flavio Silva, marciò contro Masada nell’anno 72 alla testa della formidabile decima legione. Fece costruire intorno alla fortezza un muro di cinta affinché nessuna persona potesse fuggire dal posto, poi diede inzio agli attacchi. Il migliore punto di ingresso era costituito da uno sperone roccioso sul fianco occidentale della cittadella. I romani cominciarono a costruire un vasto terrapieno per raggiungerlo. All’arrivo della primavera dell’anno seguente, il procuratore romano lo fece completare con una torre da assedio in pietra, dove fece portare le macchine da guerra che, in breve tempo, ridussero Masada in rovina. Poi l’epilogo.Diciannove secoli più tardi dagli eventi, gli archeologi hanno dissotterrato le prove dell’ultima disperata resistenza degli Zeloti. Tra i resti hanno trovato anche i frammenti di quattordici rotoli di pergamena, databili con sufficiente certezza agli anni precedenti il 73. Contenevano brani dei libri biblici del “Deuteronomio”, di “Ezechiele” e dei “Salmi”. Uno recava un testo simile ad uno rinvenuto tra i “Rotoli del Mare Morto”. In un punto strategico della fortezza gli archeologi hanno trovato undici pezzi di ceramica, ciascuno con un nome scritto sopra ed apparentemente incisi dalla stessa mano. Su di uno vi era perfettamente leggibile il nome del comandante Eleazar ben Yair. Il fatto starebbe a dimostrare che gli scritti di Giuseppe Flavio risposero a verità. Oggi Masada è un luogo sacro per gli Israeliani e per tutti gli ebrei. In proposito, vale la frase contenuta nel giuramento che ogni uomo israeliano in armi deve pronunciare: “Masada non cadrà una seconda volta”.    

di Elena Di Faggio  (sez. culturale del M.I.R.)



GLI STRANI CASI DEGLI ANIMALI PARLANTI



Alcuni strani avvenimenti si verificarono in Europa a partire dai primi anni del secolo scorso. Si trattò di una serie di fatti che, a mio avviso, non rientrano nel contesto della fenomenologia paranormale ma che colpiscono ugualmente, ora come allora, per la loro singolarità. Si trattò di animali che parlavano. E’ bene comunque sgombrare il campo da equivoci: non furono animali che si esprimevano foneticamente con parole, ma di bestioline che sembravano intendere il linguaggio umano e che rispondevano a tono con vari mezzi convenzionali, per lo più tavolette che recavano scritti numeri o lettere dell’alfabeto. Il primo caso avvenne intorno al 1910 nella cittadina tedesca di Feudensheim. Un cane di razza rottweiler di nome Rolf, ospitato in un canile e curato da ferite subite dopo un investimento, cominciò a battere con le zampe il numero esatto di facili addizioni numeriche che gli venivano verbalmente proposte. Per esempio, se gli si chiedeva il risultato di quattro più due, Rolf batteva per sei volte la zampa anteriore sul pavimento. Successivamente la padrona, tale signora Marie Moeckel, insegnò al cane anche l’alfabeto, tuttavia associando le lettere alfabetiche ai numeri secondo uno schema prestabilito. I risultati ottenuti furono strabilianti. Rolf era in grado di comporre parole e semplici frasi infantili, comunque sempre appropriate ed esatte nella logica. L’animale fu studiato da medici veterinari e da uomini di scienza, quali Edmond Duchatel e William Mackenzie. Venne fatto accoppiare più volte, e in qualche suo discendente furono riscontrate capacità similari, quantunque sopite. In Italia, a partire dal 1938 si parlò della cagnetta di razza scottish-terrier di nome Bonny che sapeva anch’essa fare di conto, e della barboncina Dana di proprietà del signor Gino Del Mar. Dana eseguiva facili operazioni aritmetiche, distingueva tredici colori e li indicava con esattezza, componeva brevi frasi di senso compiuto rispondendo a domande oppure manifestando spontaneamente le proprie idee, se di idee si fosse effettivamente trattato. Si esprimeva attraverso un numero prefissato di latrati, oppure mediante lettere alfabetiche intagliate nel legno e munite di una linguella di cuoio per poterle agevolmente afferrare con i denti.
Anche i cavalli ebbero modo di dimostrare un’intelligenza singolare. Fu il caso dei così detti “cavalli di Elberfeld”, che presero nome dalla cittadina bavarese in cui viveva il loro proprietario, il barone Wilhelm von Osten. Nel 1904 Hans, uno dei cavalli della scuderia, mostrò particolare propensione per il calcolo aritmetico. Alla morte del barone, l’impegno di verificare le straordinarie doti equine passò a tale Karl Krall il quale, successivamente, ebbe modo di sperimentare similari capacità in altri cavalli. Questi furono a lungo studiati da personalità del mondo scientifico del tempo, come i professori universitari Alfred Baredka ed Emile Claparéde, Roberto Assagioli e Maurice Maeterlinck. Scrisse quest’ultimo in una delle sue relazioni: “Ciò che soprattutto colpisce è la facilità con la quale il cavallo Muhamed dà le soluzioni. L’ultima cifra è appena uscita dal gesso che già lo zoccolo batte le unità, immediatamente seguito dal sinistro che batte le decine.” Secondo il già citato William Mackenzie, i cavalli avrebbero posseduto vere e proprie capacità medianiche attinte da una sorta di “biopsiche”, sede di una intelligenza generica e fonte delle manifestazioni animali singole e collettive.
A partire dal 1930 si sarebbe verificato uno dei più curiosi casi di poltergeist della casistica paranormale. A riferirlo fu il celebre ricercatore inglese Harry Price, che tuttavia sembra non avesse avuto modo di verificarlo personalmente. Nella fattoria della famiglia Irving, situata nell’isola di Mann, avrebbe iniziato a fare visite una mangusta che poteva imitare il verso degli animali da cortile. La mangusta, che fu soprannominata Little Geff, avrebbe anche parlato un perfetto inglese. Avrebbe dichiarato agli allibiti agricoltori di essere arrivata nell’isola con un naviglio proveniente dall’India. Contemporaneamente alla presenza dell’animale, si sarebbero verificati spiacevoli fenomeni infestatori nei locali della abitazione ed in quelli adibiti a lavoro, avvenimenti strani che si sarebbero protratti per oltre due anni. La notizia della “mangusta parlante” venne alla fine diffusa dalla stampa con l’intento di suscitare sensazione, ma provocò soltanto ilarità tra la popolazione. Tuttavia gli avvenimenti, certamente più immaginari che reali, non mancarono di suscitare la curiosità sia di Price che del celebre parapsicologo del tempo Nandor Fodor, i quali scrissero sul caso relazioni ed articoli di giornale in base a testimonianze di seconda mano.

Referenze bibliografiche:
Assagioli Roberto, “I cavalli pensanti di Elberfeld”, Edizioni Psiche 1912
Mackenzie William, “I cosiddetti animali pensanti”, Edizioni Metapsichica 1946
Pfungst Oscar, “Il cavallo del barone von Osten”, Edizioni Marianelli 1914.
Price Harry, “Confessioni di un cacciatore di spiriti”, Edizioni Marasso 1936.
Tegani Ugo, “Il vostro cane può scrivere!” Edizioni Bocca 1939

di Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

 SCOMPAIONO E TORNANO “ZOMBI” RAPIMENTI ALIENI?

 Misteri della Russia. Nella città di Kazan, un distinto economista si è dissolto durante il classico tragitto ufficio casa. E’ comparso sei mesi più tardi a quasi mille chilometri di distanza senza ricordare più nulla. Un ragazzo della città di Lipetsk è sparito mentre andava a scuola, ed è stato ritrovato undici mesi dopo ai limiti di un bosco nei pressi di Mosca. Un soldato di leva si è svegliato da un sonno impenetrabile in ospedale, ed ha riferito di non ricordare i classici perché della umana esistenza: chi fosse, da dove venisse e dove andasse. I tre fanno parte di un gruppo di ben trentuno smemorati che negli ultimi cinque anni hanno frequentato gli alloggi dell’istituto psichiatrico “Serbski” della capitale russa. Alcuni di questo ha recuperato la memoria, ma nessuno di loro ha ancora la minima idea sul perché siano spariti e su cosa sia successo durante il periodo della scomparsa. Lo psichiatra che segue il caso, il professor Zurab Kekelidze, in un’intervista al tabloid moscovita “Moskvski Komsomolets” ha riferito che nessuno degli smemorati soffre della minima turba psichica, che verosimilmente non ha fatto mai uso di droghe e di psicofarmaci, né esiste il minimo sospetto di una finzione collettiva. Altro dettaglio inspiegabile è che tutti trentuno, indistintamente, siano stati rintracciati nei pressi di binari ferroviari e che tra loro soltanto tre siano donne L’opinione pubblica russa si chiede cosa possa essere successo. Alcuni azzardano l’ipotesi di una serie di rapimenti alieni. E’ la tesi che va per la maggiore, sostenuta in particolare modo dell’episodio di un geometra tedesco che viaggiava in automobile sull’autostrada che collega Hannover ad Amburgo. Scomparso anche lui. E’ stato trovato dopo due settimane privo di biglietto su un treno nei pressi di Vologda, una cittadina situata ad un migliaio di chilometri a nord est di Mosca. Si è scoperto che non riusciva a spiccicare una parola di tedesco, ma riusciva a leggere e parlare soltanto in russo. Hai visto che gli alieni gli abbiano fatto frequentare un corso di cirillico?

Pietro Montedoro  (sezione culturale M.I.R.)

 

IN RICORDO DI LUIGI FANTAPPIE’

Ricorrono quest’anno i cinquanta anni della morte del grande scienziato italiano Luigi Fantappiè (1901-1956), innovatore geniale dell’analisi algebrica e del calcolo matematico infinitesimale. Titolare di cattedre universitarie a Cagliari, Palermo e a Bologna, Fantappiè diventò noto negli ambienti scientifici internazionali anche per avere introdotto ed istituito nel 1939 in Brasile, per la precisione nella città di San Paolo, una vasta pianificazione di studi, a livello universitario, di matematica comparativa in un paese che si dibatteva per uscire da un’estesa crisi economica e sociale. Successivamente fu nominato presidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica, carica che detenne fino verso gli ultimi anni di vita. Oltre che agli studi di matematica si dedicò anche ad analisi filosofiche e ricerche sul paranormale. In quest’ultimo campo, Fantappiè è rimasto famoso per avere delineato una teoria unitaria del mondo fisico e biologico, generalizzando la teoria della relatività per creare una concezione teorica di universi pluridimensionali possibili. Questi universi chiusi l’uno nell’altro e sempre più complessi, secondo lo scienziato sarebbero fondati sul gruppo base dei movimenti a dieci dimensioni e su di un continuum spazio-temporale. In tale maniera si spiegherebbero l’origine e la natura di molte fenomenologie paranormali. Difatti tutto ciò che potrebbe apparire inesplicabile in uno di questi ipotizzati universi, potrebbe risultare perfettamente logico in un altro dotato di un numero superiore di dimensioni. Tra le altre opere di Luigi Fantappiè si ricorda “Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico” pubblicato nel 1944. Tra i saggi: “Su una teoria di relatività finale” del 1954 e “Nuove possibilità di inquadramento dei fenomeni paranormali” del 1955.

Diego Di Giuseppe Stefanori  (presidente nazionale M.I.R.)

 

 

UNA SCUOLA PER SOCIALIZZARE CON GLI ALIENI

Una professoressa di fisica, Tatiana Markova docente presso l’Università di Togliattigrad in Russia, alcuni giorni fa ha aperto i battenti di una scuola per “ufo hunter”. Il suo è il primo istituto d’istruzione al mondo, riconosciuto da un governo, che mette gli studenti in grado di conoscere esattamente cosa si deve e cosa non si dovrebbe fare nel caso che si incontrasse un alieno per strada o in un bar. E’ quanto riporta l’autorevole giornale “Pravda” che, in un breve commento al fatto, racconta le finalità dell’“Ufo and Paranormal College” basate principalmente sull’obiettivo di avvicinare la popolazione, per lo più scettica, alle tematiche e agli studi di ufologia. La professoressa Markova, forse in piena crisi etilica, nell’intervento sul giornale ha spiegato come soltanto lei e alcuni suoi collaboratori conoscono come potere gestire l’ormai imminente primo incontro tra la civiltà umana e quella aliena. Le iscrizioni alla scuola sono aperte… in bocca all’ufo!

di Pietro Montedoro (sez. culturale del M.I.R.)

 

 

CORSO PER SACERDOTI ESORCISTI

Il 13 ottobre 2005 si è inaugurato il primo corso ufficiale per sacerdoti di “esorcismo e di preghiere di liberazione” presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma. I sacerdoti iscritti dovranno imparare a riconoscere i sintomi della possessione, della influenza del male sulle persone e, soprattutto, come potere liberare gli eventuali ossessi. Stando ai programmi del corsi, dopo secoli di catechesi contraria vengono prese in considerazione anche le influenze di azioni rituali, per lo più di carattere magico, che potrebbero portare ad influenze negative sulla mente e sul corpo delle persone psicologicamente più deboli. In pratica, si prendono in considerazione malocchi e fatture. Era ora che la Chiesa prendesse provvedimenti in questa direzione. Non si comprende tuttavia come le autorità religiose, mentre giustamente corrono ai ripari contro fattucchieri, maghi e faune “esoteriche” che lasciano “aperte finestre da cui il demonio può più facilmente entrare nelle anime”, nello stesso tempo però continuano a negare ogni valore effettivo ad esperienze e a situazioni che potrebbero concernere rapporti con una differente dimensione di realtà fisica e psichica e, perché no, spirituale. Leggasi “esperienze paranormali”, quelle reali e non medianiche come è stato per la “maga del lago” nei giorni scorsi. Una presa di posizione della Chiesa, anche in tale direzione, sarebbe ormai molto necessaria.   

di Pietro Montedoro (sez. culturale del M.I.R.)

 

 

IL PASSATO, SI PUO’ VISITARLO ?

Quello dei “viaggi nel tempo” è uno dei temi più controversi della fisica moderna. Se la possibilità teorica di spostarsi nel futuro è accettata dalla quasi totalità dei fisici, quella di viaggiare a ritroso nel tempo è invece considerata dai più come un evento impossibile. Per la ragione che se qualcuno di noi tornasse nel passato e uccidesse un suo antenato prima che abbia avuto dei figli, egli dovrebbe cessare di vivere e ciò ingenererebbe un paradosso temporale insolubile. Tuttavia un gruppo di ricercatori della “City University” di New York, diretti dal fisico Dan Greenberg, ha formulato la inquietante teoria che sarebbe possibile viaggiare nei tempi trascorsi senza provocare alcun tipo di paradosso temporale. La teoria è stata formulata mediante lo sviluppo di un modello basato sulla meccanica quantistica: il mondo subatomico sarebbe influenzato dall’osservatore, nel senso che l’atto di misurare la posizione o la velocità di una particella finiscono per determinare queste variabili. Secondo Greenberg i viaggi nel tempo sarebbero governati da regole analoghe. In pratica, se un “viaggiatore del tempo” conosce e osserva una caratteristica del tempo presente, egli non potrà in nessun modo modificarla, dal momento che il semplice atto di conoscerla è come averla resa immutabile. Se ci recassimo nel passato, la struttura stessa della realtà farebbe in modo di evitare qualunque tipo di paradosso, mettendo in tal modo in moto degli eventi atti ad impedire modifiche al presente.    

di Pietro Montedoro (sez. culturale del M.I.R.)

 

IL PAPA DEI TEMPLARI

Quando alcuni anni fa nell’Abbazia circestense  di Casamari in ciociaria, si tenne solennemente una delle periodiche commemorazioni della vita e dell’opera di San Bernardo da Chiaravalle, il cardinale Joseph Ratzinger presiedeva le celebrazioni. Alla manifestazione era presente anche un gruppo di cavalieri del Supremus Militaris Templi Hierosolimytani Ordo, guidati dal gran precettore italiano Rocco Zingaro di San Ferdinando, per la circostanza calati nei mantelli bianchi della divisa ufficiale. Capitò un fatto inusuale. Ratzinger, attraverso il suo segretario personale, espresse il desiderio che i Templari si disponessero alla sua destra durante l’omelia e per tutta la durata della manifestazione. L’episodio non è l’unico che dimostra la spiccata simpatia del neo pontefice per l’Ordine del Tempio. D’altro canto il Supremus Militari Templi Hierolimytani Ordo ha espresso più volte l’aspirazione alla riabilitazione storica in seno alla Chiesa di Roma, e in tale direzione ci sono già stati molti contatti. Con l’elezione al soglio pontificio del cardinale amico Joseph Ratzinger le speranze templari si sono riaccese. Sperano che Benedetto XVI possa in un futuro non lontano decretare il superamento della bolla del 1312 con la quale papa Clemente V aveva sospeso l’Ordine dalle funzioni in seno alla cristianità. L’espressione di " umile operaio nella vigna di Dio", pronunciata durante la prima apparizione pubblica da Benedetto XVI, sembra peraltro essere bene augurante. E’ una delle espressioni contenute nella così detta "preghiera del templare prigioniero" composta da Pierre d’Aimery nel 1308. E’ un messaggio per chi sa leggere tra le righe? E’ esagerato pensarlo?

di Elena Di Faggio (sez. culturale del M.I.R.)

 

 

 

MIRACOLISTICA

 

MADONNE & SANGUE

Il recente riconoscimento da parte delle autorità religiose italiane della veridicità, e della conseguente genuinità, del caso denominato "della madonnina di Civitavecchia", inducono ad una precisazione sulla natura del fenomeno al di là delle credenze devozionali e dei dettati della religione. Alcuni anni fa, una statuina di gesso della Madonna esposta in un giardino prese misteriosamente a versare lacrime di sangue dagli occhi. Come sempre avviene in questi casi, la gente gridò al miracolo e si verificarono tutte le circostanze annesse e connesse che simili casi hanno sempre comportato. C'è da dire subito che i fenomeni della lacrimazione o della trasudazione di sangue in simulacri non è assolutamente peculiare soltanto di immagini che riproducono personaggi della religione cristiana. Si sono verificati casi considerati veritieri in cui simulacri di divinità tribali, o della religione induista, hanno lacrimato e versato sangue. Nella fattispecie, la divinità indu dell'abbondanza e della fertilità, figurata tradizionalmente sotto la forma di elefante, in più di una occasione ha versato umore mestruale femminile, altre volte latte. Alcuni cronisti medievali hanno riferito che gli idoli pagani in legno delle popolazioni estoni avrebbero emesso sangue in occasione delle battaglie contro l'Ordine dei Cavalieri Teutonici, ma già gli antichi cronisti romani, per esempio Plinio il Vecchio, riportarono episodi di statue di divinità che avrebbero trasudato sangue in particolari occasioni drammatiche per la collettività, come sarebbe avvenuto nel frangente della sconfitta dell'esercito romano a Canne, avvenuta nell'anno 216 prima di Cristo. Conseguentemente alla avvenuta carneficina di uomini, avrebbero versato sangue le statue degli dèi presenti nel Foro di Roma. Il cronista Dione Cassio scrisse che una statua del dio Marte avesse sanguinato e sudato per tre giorni durante la guerra civile tra Pompeo e Cesare, e ugualmente avrebbe fatto un'altra poco prima dell'assassinio di quest'ultimo. Circostanze similari si sarebbero verificate nella antica Grecia a Tebe, ad Atene e a Filippi. Del resto, oltre ai casi storicamente accertati, esiste in materia un grande numero di racconti sorti un po' dappertutto, letteratura che attesterebbe la conoscenza e la continuità del fenomeno attraverso i secoli.
Nel loro complesso i fenomeni della trasudazione di liquidi organici umani indicherebbero la loro origine affatto soprannaturale, come la gente solitamente è indotta a credere, in considerazione del fatto che sono riscontrabili in periodi di tempo distanti tra loro e tra popolazioni con credi religiosi alquanto differenti. I fenomeni dovrebbero invece essere ascritti in un contesto paranormale. In tal senso, nel 1948 il parapsicologo inglese Thomas Bret coniò per questo genere di fatti un termine alquanto astruso: "metapsicorragia metacinetica", dal greco "metà" (accanto), psichè (anima), rèin (scorrere), kìnesis (movimento). Quindi "scorrimento metapsichico in movimento". Ciò significherebbe che fenomeno sarebbe dovuto a una produzione di ectoplasma che si trasformerebbe in sangue o in lacrime provenienti dal corpo di una persona particolare, un medium inconsapevole di esserlo, spesso facente parte di un gruppo di individui dotati di alta emotività. Il senso e la matrice originaria della produzione paranormale sarebbero forniti dalle credenze religiose della persona o del gruppo. Secondo un altro studioso del paranormale, il biologo britannico William Mackenzie, il fenomeno non escluderebbe l'azione di uno psichismo collettivo formatosi in un determinato gruppo di persone in stato di esaltazione mistica. L'ipotesi potrebbe trovare conferma nella fenomenologia prodotta da tale Louise Bellet nei primi decenni del '900. La donna, sfiorando un foglio con le dita, scriveva frasi con il sangue che trasudava dai suoi polpastrelli senza ferite o senza lasciare alcuna traccia su di essi, passando attraverso la pelle in modo paranormale. Ad un particolare tipo di fenomeni ectoplastici potrebbero essere ascritti i numerosissimi casi di immagini sacre che si muovono o che cambiano espressione (trasfigurazione), anche sulle quali esiste una ricchissima letteratura in ogni paese e in ogni tempo. 

 

PARANORMALE e POLITICA

 

LE “FISSE OCCULTISTICHE” DEI POLITICI

Giorgio Galli, ordinario di storia all’Università Statale di Milano ora in pensione, è senza dubbio il massimo esperto italiano degli intrecci tra la politica contemporanea e l’occultismo, ma meglio sarebbe dire: delle manie occultistiche degli uomini che contano nel nostro paese. Di recente ha dato alle stampe, per i tipi delle Edizioni Lindau un nuovo libro dal titolo “La magia e il potere” dove se ne leggono delle belle, dove pratiche magiche e riti iniziatici sembrerebbero essere diventati pane quotidiano per l’italica classe dirigente di altissimo livello. La stessa che platealmente condanna e fa condannare, e non solo al pubblico ludibrio, dei poveri disgraziati di cartari, di parapsicologi o di “sensitivi” di varia umanità. Galli ha analizzato il fenomeno sotto il profilo storico. Ha focalizzato le manie occultistiche anche di eminenti personaggi d’Oltralpe, dalle quali emerge un dato inquietante: più questi hanno rappresentato il pensiero scientista, positivista o socialista, più sono stati ossessionati dalle fisse per l’occulto. Qualche esempio? Il filosofo inglese Thomas Hobbes, caposcuola del materialismo e meccanicismo, si dedicò per tutta la vita agli studio sui fantasmi e scriveva saggi sulla necessità di far fuori tutte le streghe. Giuseppe Garibaldi, repubblicano e socialista ante-litteram, fu accanito massone e come tale innalzava inni alla dea (del mistero) Iside, affidava la propria mente al simbolismo iniziatico e frequentava quanto di peggiore poteva offrire ai suoi tempi la cultura dello spiritismo, ovvero il movimento teosofico. Josif  Dijugashvili, Stalin, che tutti sappiano che cosa combinò, in alcuni suoi scritti si faceva promotore di un’ideologia esoterica per cui l’essere umano avrebbe dovuto sostituirsi alla divinità attraverso rituali di magia. La “chicca” maggiore però riguarda il pretendente attuale della presidenza del consiglio dei ministri del governo italiano, il professor Romano Prodi. Frequentatore assiduo di gruppi spiritici (cfr. i verbali del 10 giugno 1981 della “Commissione Stragi”), il professor Prodi partecipò allo “spiritismo con il piattino” tendente ad evocare lo spettro di Giorgio La Pira (già sindaco di Firenze e già esponente democristiano di grande spicco) per conoscere dove il povero Aldo Moro fosse in segreto rinchiuso dai suoi rapitori. Il piattino sospinto dal dito del professore avrebbe formato la parola Gradoli, nome di un paese nelle vicinanze di Roma. Su segnalazione agli inquirenti dello stesso professore, furono condotte indagini nel luogo che si rivelarono inutili. Soltanto successivamente si seppe che Gradoli corrispondeva al nome di una via romana, nella quale la polizia in seguito scoprì uno dei covi delle Brigate Rosse, covo che presumibilmente sarebbe stato usato come prigione dello statista assassinato.

Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

 

STORIA DEL PARANORMALE

 

LA STRAORINARIA VITA DI GERARD CROISET

 Gèrard Croiset (1909-1980) è unanimamente considerato uno dei più dotati sensitivi di tutti i tempi. Nato in Olanda, figlio di guitti di teatro ebrei e dotato di scarsa istruzione scolastica, fino ai trentacinque anni di età ebbe un’esistenza difficile ed incerta. Esercitò vari mestieri , tentando anche un piccolo commercio di spezie, ma senza successo. La svolta della sua vita si verificò nel 1945, quando conobbe il parapsicologo Willem Tenhaeff, autorevole professore presso l’Università Statale di Utrecht che, conosciutolo casualmente, prese a studiarne le sue straordinarie capacità di chiaroveggenza, di “paragnomia”, per usare un termine coniato appositamente per lui dal professore. Si trattava di un particolare tipo di sensitività basato sull’uso tattile delle dita: toccando o strofinando debolmente un oggetto qualsiasi, egli riusciva a determinare con una precisione quasi assoluta le vicende alle quali era stato legato, oppure quelle dei suoi proprietari. Per queste sue capacità Croiset collaborò spesso con le autorità di polizia locali ed internazionali per venire a capo di crimini e di vicende incomprensibili. Sulla sua attività di paragnosta è stato tatto negli anni ’70 anche uno sceneggiato televisivo di successo, dove la figura di Croiset fu interpretata dal bravo attore Paolo Stoppa. Gli bastava tenere tra le dita un oggetto per descrivere la persona a cui apparteneva, le sue idee e il suo stato d’animo, l’ambiente in cui viveva e le persone da cui era circondato. Tuttavia Croiset produsse anche numerosissimi fenomeni di precognizione, ovvero situazioni psichiche durante le quali generalmente si percepiscono eventi futuri di varia natura. Per lo più le precognizioni si presentavano a Croiset come la continuazione di vicende passate e da lui stesso ricostruite. Non operò mai in stato di trance giacché le sue cognizioni si presentavano sotto forma di visioni o di simboli personalizzati. Per esempio, la malattia del cancro era visualizzata come un frutto di pesca poiché sua madre, malata di tumore, ne mangiava in grandissima quantità. Aveva inoltre una concezione  quasi messianica della sua attività, ritenendosi un inviato da Dio a disposizione della collettività. Nonostante le difficoltà economiche, ma anche la notorietà e il successo, Croiset non fece mai lucro delle sue tangibili capacità. Si limitò d accettare quello che la prodigalità altrui gli metteva a disposizione. Morì povero, così come era nato. Gèrard Croiset eseguì esibizioni pubbliche    anche in Italia. Fu a Bologna nel 1955, ed un anno più tardi a Verona su invito dello studioso Gastone De Boni. La sua biografia più attendibile, tra le tante che sono state scritte, è stata composta dal giornalista inglese John Pollack con il titolo “Croiset il veggente”, pubblicata in Italia nel 1966 quando era ancora in vita. 

Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.) 

 

WILLEM TENHAEFF UN GRANDE DELLA PARAPSICOLOGIA

 L’impegno che il professore olandese Willem Tenhaeff ha profuso per una vita nella ricerca dei fenomeni d’ordine extrasensoriale negli ultimi tempi è stata indebitamente trascurata. In queste sintetiche note vogliamo ricordare un grande della parapsicologia internazionale che, per primo in Europa, ha svincolato gli studi sul paranormale dall’alone di decadentismo e di nerognolo mistero che decenni lo spiritismo, praticato e teorizzato, li aveva relegati. Willem Tenhaeff (1894-1981) era nato a Gastroomt, un piccolo borgo olandese situato ai confini con il Belgio da una famiglia di commercianti di lana. Laureatosi prima in Medicina e poi in Psicologia, nel 1933 gli fu affidata la prima cattedra europea di Parapsicologia presso l’Università Statale di Utrecht, della quale fu docente fino agli ultimi anni dalla scomparsa. Precedentemente aveva fondato e diretto, in collaborazione con lo psicologo e psichiatra connazionale Paul Dietz, il periodico “Rivista di Parapsicologia”, diventato poi l’organo ufficiale della Società Olandese per la Ricerca Psichica. Tenhaeff si occupò soprattutto dei fenomeni extrasensoriali, chiaroveggenza, precognizione, retrocognizione e psicoscopia (allora detta impropriamente “psicometria”), agevolato anche dalla collaborazione del più grande paragnosta (termine coniato dallo stesso Tenhaeff) di ogni tempo, Gérard Croiset. Quantunque fosse interessato allo studio qualitativo dei fenomeni, il professore eseguì importanti ricerche anche nel campo qualitativo. In questo settore è rimasto celebre in campo internazionale uno studio, condotto in collaborazione con l’amministrazione comunale di Utrecht, su 1188 bambini degli asili infantili della città tra il 1956 e il 1960. Utilizzando mazzi di carte simili alle Zener , ma la cui simbologia era stata sostituita con disegni colorati, Tenhaeff  dimostrò la presenza di capacità extrasensorie nei piccoli compresi in un’età variabile dai tre ai cinque anni. Tenhaeff fu uno dei pochi parapsicologi che non respinsero a priori l’ipotesi spiritica, pur ritenendo che il problema dell’Aldilà non potesse essere risolto attraverso i metodi della ricerca scientifica. Chi scrive ha avuto al fortuna di seguire corsi di parapsicologia propedeutica del professor Tenhaeff presso l’Università di Utrecht nel biennio 1970-1971. Sempre gentilissimo e disponibile, essenzialmente timido dietro gli occhiali neri di tartaruga, ricordo il professore come insegnante di valori vita prima che di nozioni scientifiche. Tra i suoi numerosi scritti spiccano “Introduzione alla Parapsicologia”(1966), “Fenomeni e speculazioni parapsicologiche” (1949), “Telepatia e chiaroveggenza” (1958), “La precognizione” (1961) e “Ipnotizzatori, sonnambuli e guaritori con la preghiera” (1951).

Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

L’INFESTAZIONE DI BORLEY

Il caso dell’infestazione della parrocchia di Borley è il più studiato, il più documentato, il più importante di tutta la storia dei fenomeni paranormali. Il famoso studioso di parapsicologia Harry Price, notoriamente contrario alle teorie spiritiste, dopo avere per anni analizzato dettagliatamente gli avvenimenti, dovette giungere alla conclusione che solo mediante un’ipotesi spiritica avrebbero potuto giustificarsi il complesso dei fatti. Avvenne dunque che nel 1863 vene costruita la casa parrocchiale di Borley, poco distante da Sudbury nella contea inglese di Suffolk, dal pastore anglicano Henry Bull. L’edificio aveva come fondamenta i resti di un antichissimo monastero, appartenuto ai conti di Waldgrave nel XVII secolo. Una leggenda locale narrava che uno dei conti avesse fatto rapire una monaca francese e che l’avesse trattenuta come prigioniera nel suo monastero. Forse suggestionato dalla leggenda, il pastore Bull nel 1878, alcuni anni dopo il suo insediamento, cominciò a spargere la voce di avere visto in più occasioni gli spettri di una suora e di una carrozza trainata da due cavalli neri aggirarsi nelle vicinanze della parrocchia. Forse ossessionato dal fatto, il reverendo Bull lasciò la casa al figlio, che portava il suo stesso nome, il quale rimase nel luogo fino al 1927 rendendosi protagonista principale degli strani fatti che sarebbero capitati. Questi, insieme alla sue sorelle, avrebbero testimoniato alla polizia locale di avere visto più volte il fantasma della monaca percorrere un tortuoso sentiero salmodiando preghiere, ed avendo in volto un’espressione di intenso dolore. Inoltre l’uomo raccontava di udire misteriosi rumori di passi all’interno della canonica, di essere vittima di apparizioni fantasmatiche di donne e di uomini senza testa, tra i quali lo stesso suo genitore, il reverendo Bull, il cui spettro scendeva da una scalinata recando in mano alcuni fogli manoscritti. La voce degli strani avvenimenti si sparse nella zona, fino a quando il direttore del giornale “Daily Mail” volle condurre un’indagine accurata su quanto si andava dicendo, inviando a Borley un suo cronista di fiducia, tale John Wall nel 1929. Nel frattempo il reverendo era stato sostituito con un altro, il pastore George E. Smith, che narrò al giornalista i fatti dei quali anch’egli sarebbe stato vittima. Wall pensò allora di informare il celebre “investigatore del paranormale” Harry Price, il quale si assunse l’onere di eseguire indagini accurate e condotte con metodi il più scientificamente possibili. Nel corso della prima serie di indagini Price poté constatare di persona la veridicità di alcuni fenomeni, incentrati principalmente sulla levitazione di sassi del giardino e di tegole del tetto della canonica. Il ricercatore ebbe anche la testimonianza precisa di un giardiniere che per lungo tempo era stato al servizio dei Bull e di altro personale al servizio della famiglia che, sostanzialmente, confermarono lo svolgimento dei fatti. Soprattutto Price poté constatare che le manifestazioni avvenivano seguendo una logica precisa, tanto da fare presumere che si svolgessero seguendo una ben determinata volontà ed intelligenza. Dal 1930 al 1935 la parrocchia di Borley venne abitata da un nuovo pastore, Louis A. Foster, con la moglie e due bambini. I fenomeni si accentuarono. Forse per il fatto che la donna possedeva indubbie qualità medianiche. In questo periodo le “stranezze” si incentravano sulla levitazione di oggetti o di utensili, che a volta colpivano in maniera particolarmente dura i componenti della famiglia. Il nuovo pastore fece eseguire ed eseguì egli stesso diverse sedute di esorcismo, le quali tuttavia sembra avessero provocato l’accentuazione in qualità ed in quantità degli sgradevoli episodi. Harry Price tornò ad indagare nella canonica alla fine del 1931. Durante la seconda serie di investigazioni, durata per circa due anni, si svilupparono nell’abitazione alcuni misteriosi principi d’incendio e altrettanto misteriosi fracassi, nonché voci che ripetutamente chiedevano “luce e preghiere” e reiterate “cadute di sassi”. Price si allontanò dalla canonica, come fece l’intera famiglia nel 1935. La parrocchia rimase disabitata per circa due anni, fino a quando lo stesso Price la prese in affitto. Quindi, attraverso un annuncio sul giornale “Times”, il ricercatore raccolse un team di una quarantina di collaboratori esperti in varie discipline scientifiche. Insieme condussero indagini per oltre anno, raccogliendo avvenimenti che comprendevano una vasta gamma di fenomeni telecinetici. Nel 1938 la parrocchia fu acquistata da un certo capitano dell’esercito inglese di nome Gregson. I fenomeni sembrarono scomparire fino al dicembre del 1939, quando dopo recrudescenze di episodi telecinetici violenti, gli stabili della canonica vennero distrutti da un incendio appiccatosi senza una ragione plausibile. Rimasero in piedi soltanto i pianterreni, e la canonica fu definitivamente abbandonata. Nella primavera del 1945 vennero rasi al suolo i ruderi rimasti e il terreno circostante fu livellato. Dal 1939 al 1945 tuttavia, stando alle testimonianze di molti ricercatori e di semplici curiosi, i fenomeni sarebbero continuati. Sarebbero stati di nuovo osservati gli spettri della monaca, della carrozza e di una donna vestita con abiti d’altri tempi di colore blu. Fu possibile anche fotografare le evoluzioni di un mattone sospeso nell’aria. Anche gli spiritisti si diedero da fare. Un gruppo avrebbe ottenuto comunicazioni ultrafaniche dallo spirito della monaca apparente sotto forma di fantasma. Si sarebbe chiamata Maria Larrie, sarebbe stata rapita dal conte Waldegrave dal convento di Le Havre e da questi sarebbe stata strangolata e gettata in un pozzo nel 1667. Sulla base di queste indicazioni Price fece ispezionare l’antico pozzo, nel quale venne ritrovato un teschio appartenuto ad una giovane donna. Alcuni anni dopo la morte di Price, avvenuta nel 1948, la “Società per la Ricerca Psichica” di Londra fece condurre nuove inchieste ai professori Eric Dingwall e Kathleen Goldney. Questi, pur essendo stati collaboratori di Price e testimoni diretti di moltissimi episodi, stilarono nel 1955 una relazione finale con la quale denigravano il loro maestro accusandolo di avere “forzato gli avvenimenti” per trarne utili personali. Contro loro insorsero i ricercatori del paranormale più accreditati del periodo, tra i quali il celebre psicanalista Nandor Fodor che definì il rapporto “diabolico, scandaloso e vile”. Ancora oggi la “casa più infestata d’Inghilterra”, come la parrocchia di Borley venne definita dallo stesso Harry Price, continua a destare l’interesse vivissimo degli studiosi del paranormale di tutto il mondo.

di Pietro Montedoro (sez. culturale M.I.R.)

 

ARTI MEDIANICHE 

Certi fenomeni ascrivibili nel contesto del paranormale, alquanto simili alla scrittura automatica, riguardano la produzione artistica per vie non consuete. In queste circostanze la persona in stato di leggero trance medianico prende improvvisamente a disegnare, a dipingere a modellare e, pur non avendo alcuna cognizione né preparazione artistica, spesso esegue vere opere d'arte o ritrae con molta somiglianza persone defunte che non conobbe. Vi sono stati artisti celebri i quali hanno lavorato quasi regolarmente per vie "medianiche". Uno di questi fu William Blake (1751-1827), pittore e poeta inglese che affermò di scrivere sotto la dettatura di voci che provenivano da un'altra dimensione, e di ritrarre con fedeltà le visioni che gli si presentavano spontaneamente. Pittore medianico fu anche il francese Ferdinand Desmoulin (1853-1914) il quale per soli due anni disegnò per via extrasensoriale. Nel museo della città di Brantome, a lui dedicato, è stata allestita una apposito salone che raccoglie la sua produzione paranormale, distinta nettamente per periodo e per natura da quella eseguita di consuetudine. Per lo più, tuttavia, l'arte medianica è prodotta da persone del tutto privi di educazione artistica. Fu il caso, tra i tanti, dell'anziano falegname belga David Duguid che tra il 1870 e il 1890 produsse tele e disegni di pregevolissima fattura e sensibilità. Il ricercatore italiano Francesco Egidi, nel suo libro "Pittura e disegni metafisici" (1954), tentò di dare una giustificazione a questi fenomeni presentando la produzione di ben novanta autori d'arte medianica europei che operarono nell'arco di un secolo. La spiegazione e la classificazione della fenomenologia in questione non sono semplici né facili. Approssimativamente le opere si possono dividere in quattro gruppi di base. Secondo Egidi, il più semplice possiede una netta caratteristica di automatismo grafico, come nei casi in cui una persona scarabocchia su un foglio pensando ad altro. In questo gruppo può essere ascritta la produzione di un minatore francese, tale Augustin Lesage, il quale compose disegni firmandoli con vari nomi (tra i quali Leonardo da Vinci) presenti in mostre e manifestazioni artistiche importanti e assai apprezzate dalla critica. Nel secondo gruppo si collocherebbero le produzioni artistiche con caratteristiche decisamente simboliche od oniriche. Il rappresentante più significativo fu il medium polacco Marian Gruzewski. Questi in età infantile aveva avuto ripetute visioni di volti umani che, sorgendo dalle pareti e aggrovigliandosi tra loro, lo avevano terrorizzato. La sua produzione artistica risentì molto di queste circostanze. Un terzo gruppo presenterebbe opere che si collegano ad uno stile artistico preciso, dominante nell'epoca in cui visse l'artista. In tal senso, le opere medianiche di Margherite Brunat Provin, vissuta nei primi decenni del '900, vennero composte in stile "liberty", così come quelle di Hélène Smith risentirono degli influssi del genere "naif". Il quarto gruppo, infine, comprenderebbe quella produzione in cui sembrano presentarsi fenomeni di possessione spiritica, come se l'artista fosse invaso da una personalità a lui estranea e defunta. Fu il caso del già citato David Duguid, che produsse una famosa incisione di Jacob Ruysdael che non conosceva in alcun modo. In questo tracciato una curiosità fu rappresentata dall'inglese Frank Leah che produceva ritratti di defunti di cui non si avevano fotografie e che soltanto i parenti ne ricordavano il volto. Sosteneva che una mano fantomatica gli porgeva un'immagine del morto che lui successivamente copiava il più fedelmente possibile. La classificazione di Egidi ha avuto lo scopo pratico di offrire il panorama completo della varietà dei fenomeni d'arte medianica, dai più elementari ai più complessi, in cui interverrebbero esperienze di chiaroveggenza e di telepatia. Meno frequente della pittura e del disegno è la scultura. Si ha avuto notizia di una tale Iris Canti di Milano la quale produceva figure plastiche stilizzate e fiori sotto l'influenza di una forza misteriosa, e di tale Maria Lambertini di Bologna che in stato di trance modellava nella creta figure di chiara natura demoniaca. Salvo rarissimi casi, in queste forme artistiche non c'è nulla che non possa essere spiegato con la forza creatrice della mente, ed è strano che la scienza abbia trascurato questa fenomenologia, che peraltro potrebbe portare a nuove scoperte nello studio del rapporto esistente tra l'inconscio umano e le manifestazioni artistiche. 

di Elena Di Faggio (sez. culturale M.I.R.)

 

 

STORIA e ATTUALITA'

 

ASIMOV & GIBSON. PROFETI FANTASCIENTIFICI

L’epoca d’oro della fantascienza sono stati gli anni ’50. Nel 1952 le edizioni Mondadori diedero inizio alla pubblicazione della collana più popolare e seguita, l’”Urania”, con il primo dei romanzi intitolato “Le sabbie di Marte” di Arthur C.Clarke che rimase un classico. Il curatore fu Giorgio Monicelli, fratello del regista Mario al quale, tra l’altro, si deve il conio della parola “fantascienza”. Già nel 1950 Isaac Asimov aveva pubblicato negli Stati Uniti “Io robot”, oggi ristampato dalle Mondadori sulla scia dell’annunciato successo dell’omonimo film. Il soggetto venne ampliato in scrisuccesso dell’omonimo film. Il soggetto venne ampliato in scritti successivi, che affrontarono il tema dello sviluppo tecnologico sia in prospettiva scientifica che in quella etica. Difatti lo scrittore si interrogò su quale fosse stato il giusto rapporto tra uomo e tecnologia pervenendo a conclusioni diverse: si trovano robot più umani degli uomini (“Robbie”), in calcolatori che mettono in discussione il libero arbitrio (“Conflitto inevitabile”) e addirittura macchinari psicotici (“Il robot scomparso”).
C’è un romanzo, pubblicato nel 1986, che ha fornito uno scenario profetico del mondo in cui attualmente si vive. In “Neuromante” William Gibson sembra avere riscritto le regole della fantascienza. Oltre ad avere inventato neologismi oggi ricorrenti, “cyberspazio” o “hacker” per esempio, Gibson aveva intuito che il web avrebbe rivoluzionato lo stile di vita degli omini. Le sue storie non sono state ambientate in altri mondi, come fu usuale negli anni ’50, ma nel mondo virtuale della rete informatica. Lo scrittore aveva previsto anche gli effetti della globalizzazione: la diminuita importanza dei governi nazionali, il flusso di capitali da una parte all’altra del pianeta, la contaminazione culturale generalizzata. Inoltre aveva predetto la fine dell’epoca delle guerre tra nazioni e l’inizio di quella terroristico-religiosa su scala mondiale. La lettura di “Neuromante” propone una riflessione sulle biotecnologie, tanto invasive da trasformare la concezione stessa di corpo. Nel futuro, aveva sostenuto Gibson, la fusione tra intelligenze artificiali informatiche e il cervello dell’uomo sarà sempre più profonda, verrà ripensato anche il concetto stesso di essere umano.

Pietro Montedoro (sez.culturale M.I.R.)

 

CURIOSITA’ STORICHE. L’ANTENATO DI NEIL ARMSTRONG

Tre secoli prima che l’Unione Sovietica lanciasse lo sputnik, l’Inghilterra possedeva già un ambizioso programma spaziale. Uno scienziato-teologo dell’epoca elaborò infatti un progetto finalizzato a raggiungere la luna. A rivelare il fatto è stato Alan Chapman, un noto storico della scienza dell’Università di Oxford. Il protagonista di questa curiosa circostanza fu John Wilkins, naturalista, scienziato e sacerdote, cognato del celebre Olivier Cromwell lord protettore dell’Inghilterra.
Nel 1640, all’età di soli ventisei anni, Wilkins stese un rapporto particolareggiato su un macchinario di sua invenzione atto, secondo le intenzioni, a trasportare esseri umani nello spazio ed eventualmente a stabilire un contatto con gli esseri intelligenti di altri mondi. Stando a Chapman, il progetto di Wilkins si distingueva dalle fantasie dei letterati per concretezza e scientificità. Difatti, a differenza dei sognatori e dei mistici delle epoche precedenti, il religioso ebbe la fortuna di vivere un’epoca caratterizzata da un gran numero di scoperte scientifiche e di rivoluzioni culturali. Si pensi, per esempio, alla rivoluzione scientifica di Galilei o di Copernico. Da buon pioniere dell’astronautica, Wilkins realizzò quello che oggi chiameranno “studio di fattibilità”, ovvero raccolse le conoscenze scientifiche del tempo allo scopo di stabilire le modalità di realizzazione di una spedizione lunare. Nell’ideare l’impresa, egli si ispirò di certo ai grandi esploratori dei suoi anni, come Walther Raleigh e Francis Drake, cercando addirittura giustificazioni di natura religiosa. Infatti sostenne che se Iddio aveva deciso di creare più mondi, sarebbe stato ragionevole che li avesse popolati con creature intelligenti. Di conseguenza cercare di conoscere, e di mettersi in relazione con queste, sarebbe stata un’impresa assolutamente sensata. Wilkins progettò accuratamente un vero e proprio veicolo spaziale che chiamò “carro volante”, azionato da sistemi di ingranaggi e di molle. Il relativo lancio nello spazio avrebbe dovuto essere effettuato mediante razzi pieni di polvere da sparo.

Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

 

STORIA, FILOSOFIA ed ESOTERISMO

 

IL CALCOLO DELL’ESISTENZA DI DIO

Il filosofo Blaise Pascal (1623 -1662) scrisse a suo tempo: “ Se Dio non esiste, non perdiamo nulla a credere; mentre se esiste, abbiamo tutto da perdere se non crediamo. Siamo dunque obbligati a scommettere sulla sua esistenza.” A poco meno di quattro secoli da tale riflessione, negli Stati Uniti d’America un fisico ha osato un calcolo ardito: ha quantificato le probabilità dell’esistenza di Dio attraverso un’equazione matematica, scoprendo che le possibilità che esista un’entità soprannaturale, onnisciente ed onnicomprensiva, raggiungono il sessantasette per cento. Il calcolo è stato ripreso da Stephen Unwin, professore della Columbia University specializzato nell’analisi del rischio e nella sua gestione, che ha presentato di recente le sue conclusioni nel libro dal titolo “The probability of God. A simple calculation that proves the ultimate truth” edito in Gran Bretagna, nel quale afferma che le possibilità che Dio esista sono maggiori a due su tre. Una quota a cui il professore, peraltro cattolico praticante, è pervenuto applicando alle questioni religiose un teorema del 1763 del matematico Thomas Bayes.
Tale teorema deriva da due presupposti fondamentali delle probabilità, quello della “probabilità composta” e quello della “probabilità assoluta”. “Il teorema di Bayes - ha spiegato Unwin - funziona osservando l’evidenza e calcolando se la stessa evidenza possa essere facilmente prodotta. Personalmente mi sono limitato ad affiancare una serie di evidenze, alcune favorevoli e altre contrarie all’esistenza di Dio, e ho svolto il calcolo.” Nonostante la sua fede gli abbia suggerito che Dio non ha bisogno di prove per esistere, Unwin ha voluto sottolineare come la misurazione sia stata svolta in totale assenza di certezze pregresse, e tenendo a mente anche la lezione di Pascal, per cui decidere è il primo passo nella gestione del rischio.

 

I NUMERI CHE PARLANO

Sembra che i numeri non servano solo per contare, ma anche ad esprimere concetti che toccano ogni aspetto della vita organizzata. Succede così che all’origine dei vocaboli di uso consueto, si ritrovino numeri anche se non è sempre facile riconoscere il rapporto esistente tra numero e parola. Contiamo ora fino a dieci. Cominciamo dallo zero e dal diffuso disprezzo che accompagna questo numero come dimostra la frase valere uno zero, ovvero essere una nullità. Fra le altre locuzioni che lo riguardano, ci sono sparare a zero, raparsi a zero, azzerare i debiti. Fra lo zero e l’uno si trovano i numeri frazionari, tra cui “il diciottesimo”, ossia un antico formato di stampa usato per libri di piccole dimensioni, da cui l’attuale significato riduttivo o ironico, il quartino di vino, la metà come consorte, la mezzala nel football, la mezzadria, il medium delle sedute spiritiche, il mezzobusto televisivo, la classe media, i mezzi di trasporto, di soccorso, di sostentamento o di informazione - i così detti media, che qualcuno pronuncia all’inglese “midia”, ma che non sono altro che il plurale del latino “medium”, ossia “mezzo”). Dalla lingua latina e da quella greca vengono poi i termini indicanti la metà, come il semiasse, il semicerchio, il semicupio e l’emiciclo, l’emisfero, l’emicrania e l’emiplegia, mentre i trequarti e i setteottavi sono indumenti abbastanza noti.
Il numero uno - unus e il suo ordinale primus in latino, e mònos e pròtos in greco - ci offrono, ad esempio, l’unità, l’universo, l’università, l’unisex, l’adunata, la primavera, il primatista, il principe. Poi, dal greco, il monarca, la monotonia, il monopolio, il prototipo, il protocollo, il protagonista, il protozoo e le proteine.
Il due non è meno prolifico. Duetto, doppietta, doppiaggio, assecondare, bivio, bilancio e bilancia, il bis, binario, bigamo, ambiguo, ambo, diplomatico e diploma. Quest’ultimo in greco significa “documento piegato in due”. Dal numero tre vengono i termini come tribù, trina, il terno e il terzino o il terziario, settore economico che riguarda i servizi in antitesi all’agricoltura e all’industria.
Dal quattro provengono i termini di quattrino, di squadra, di quaderno, di quartiere, di carillon (concertino di quattro campanelli) e di tessera, quest’ultimo dal greco “tèssara”, cioè quattro. Dal numero cinque derivano, tra i molti altri termini, il quinterno dei teatri, la quintana ossia una giostra cavalleresca, il pentapartito, il pentagramma, i pentacoli nella scienza magica, il pentagono e il pentathlon, oltre che al punch, la bevanda calda corroborante che, originariamente, era composta da cinque ingredienti diversi.
L’assestamento, il dissesto e il sestante sono collegati al latino “sextus” ovvero “compasso”, strumento usato per dividere il cerchio in sei parti, mentre la così detta siesta, attraverso l’idioma spagnolo castigliano, ricorda l’ora più adatta per farla, quella cioè che i dormiglioni romani definivano sexta. Un periodico che esce ogni sette giorni è detto settimanale o ebdomadario - dal greco “eptà”, sette - mentre chiamiamo settimino un bambino che nasce prematuro. Il settennato è il periodo in cui resta in carica il presidente della repubblica italiana, e settimonzio fu detto il gruppo dei colli su cui sorgeva l’antica Roma. Una stranezza, ma solo apparente, è quella del nome del nono mese dell’anno, settembre, termine che evocherebbe il numero sette. La stessa bizzarria si riscontra nei nomi di ottobre, di novembre e di dicembre, decimo, undicesimo e dodicesimo mese. In questo caso si tratta di un ricordo del primitivo calendario romano che iniziava con il mese di marzo.
L’ottano, così importante per determinare le caratteristiche antidetonanti della benzina, è un idrocarburo con otto atomi di carbonio. L’ottovolante trae il suo nome dalla forma del numero arabo otto, dato che le piste ellittiche si intersecano in un punto centrale. La forma araba del numero otto, invece, riportata in senso orizzontale, esprime il concetto di infinito nelle scienze matematiche.
Il nostro computo dei numeri parlanti termina con la novena, sequela di preghiere che si celebra ogni nove giorni, mentre i termini decano, denaro e decimazione riportano al numero dieci, come bizzarramente ricorda anche il dixie, stile musicale di jazz basato su dieci battute fondamentali, stile nato nella francofona città statunitense di New Orleans i cui abitanti pronunciavano il numero dieci “dix”, e non “ten” come gli anglosassoni.
Potremmo continuare con l’undici calcistico, con i prodotti scadenti dozzinali, con l’indispensabile tredicesima e con la quaresima. Nei numeri più alti troviamo l’etto e l’ecatombe, termini derivanti dal cento greco, “ekatòn”, senza dimenticare che le bevande sono più buone se le si centellinano, ovvero se le si sorbiscono in cento piccoli sorsi. Il termine chilometro riporta al greco “chìlioi” (mille), e la miriade a “myriàs” (diecimila). Milionario e miliardario sono stati vocaboli che l’inflazione della lira aveva privato dell’aura di rispetto di cui godevano nel passato, ma che l’introduzione dell’euro ha sostanzialmente rivalutato. A meno che questa tanto decantata divisa monetaria non si riveli a breve come l’ennesima - dalla lettera “n”, iniziale della parola numero - millanteria dei nostri tempi.

Fabio Romani (sez. culturale M.I.R.)

 

UN LIBRO SU SWEDENBORG, IL “PROFETA DEGLI ULTIMI GIORNI”

Per il grande filosofo Kant era solo un po’ tocco di mente, altri lo hanno considerato uno schizofrenico a tutti gli effetti. Eppure a lui si sono ispirati scrittori, musicisti e filosofi e, come se non bastasse, a tutt’oggi esistono circa cinquecentomila fedeli appartenenti alle Chiese che a lui si richiamano. Su di lui è stato di recente pubblicato un libro da Jane Williams Hogan dal titolo “Swedenborg e le chiese swedemborghiane” per i tipi delle Edizioni Elledici, pagine 136, euro 9.
Emmanuel Swedenborg nacque a Stoccolma nel 1688 e morì a Londra nel 1772. Fin da giovane si mostrò particolarmente versato negli studi scientifici, che condusse con successo aderendo alle tesi meccanicistiche di Cartesio e di Newton. In un secondo tempo, egli cominciò a guardare il mondo secondo una differente prospettiva, fino a convincersi che tutta la realtà fisica sia un’emanazione della divinità. Poi, a partire dal 1745, Swedenborg diede un radicale mutamento di rotta al suo pensiero. Diventò ancor più spirituale, caratterizzandosi nell’esame di fenomeni soprannaturali eccezionali ed inquietanti, sui quali peraltro stilò il famosissimo “Diario dei Sogni”.
Abbandonato l’insegnamento presso il “Collegio delle Miniere” di Stoccolma, Swedenborg si dedicò alacremente a quello che riteneva essere stata la sua missione, ovvero a trasmettere una rivelazione relativa alla corrispondenza tra antico e nuovo testamento, alle meraviglie del cielo e degli inferi, al profondo rinnovamento del cristianesimo della sua epoca, età che considerava rappresentare gli sgoccioli della storia dell’umanità. Sintetizzò il suo pensiero negli otto poderosi volumi che intitolò “Arcana Coelestia”.
Nel nome di questo scienziato visionario, già consigliere reale e membro della Dieta svedese, amico del grande naturalista Linneo, venne fondata una Chiesa diversificata successivamente in molteplici organizzazioni, alcune delle quali sono ancora oggi vitali e in fase di espansione. A questo riguardo, non è difficile cogliere nella filosofia swedemborghiana la presenza attiva di elementi peculiari dello spiritismo ottocentesco, di spunti filosofici del migliore New Age e della stessa psicanalisi junghiana. Dottrine che hanno conosciuto, e che continuano a conoscere, un grande interesse tra la gente.

 

ARCHEOLOGIA MISTERICA. I SACRI CODICI SEGRETI

Il misterioso alchimista Fulcanelli sosteneva che "I libri di pietra descrivono attraverso le loro forme il procedimento dell'opera alchemica, ovvero il passaggio dell'uomo dallo stato di bruto a quello di uomo-dio". Questi libri di pietra, ovvero le imponenti cattedrali gotiche la cui costruzione venne attuata in tutta l'Europa nel corso esatto dell'epopea dei Templari, vennero definite dallo stesso esoterista "dimore filosofali" giacchè sedi di segreti iniziatici. Le antiche culture sapienziali non facevano distinzione tra magia, scienza e religione, ma tali discipline erano ritenute valide per conoscere i segreti dell'Universo. Esisteva altresì la convinzione che in tempi remotissimi fosse esistita un unico grande metodo basato sulle sacralità in grado di controllare le leggi della natura. In questo metodo trovava accoglienza la "legge divina dei numeri", che consisteva in una serie di rapporti matematico-geometrici che, secondo certe tradizioni iniziatiche, sarebbero stati dettati direttamente da Dio. Fu così che gli edifici adibiti al culto religioso vennero costruiti rispettando tali rapporti, le proporzioni sacre cioè, costruzioni che avevano la valenza non tanto di essere luoghi di culto per il popolo, quanto di costituire una sorta di antenna capace di captare l'essenza e la potenza divina.Nella costruzione di questi edifici sacri confluirono anche nozioni geomantiche tipiche delle tradizioni cultuali delle popolazioni celte. Si riteneva infatti che la superficie della terra fosse percorsa da una rete di canali energetici. Sopra e lungo questi canali gli antichi pagani costruirono templi monolitici in modo che agli dèi fosse stato più facile manifestarsi. Tale credenza venne assunta anche dai costruttori delle cattedrali cristiane: non a caso le più imponenti cattedrali medievali sorsero sulle rovine di templi o di specifici luoghi di culto già pagani. Nella costruzione delle "dimore filosofali" confluirono anche elementi di kabalah ebraica, di magia egizia, di gnosticismo cristiano, di teorie vitruviane e pitagoriche. Unendo gli elementi simbolici propri di queste dottrine iniziatiche, i costruttori idearono un linguaggio composto di ideogrammi che divenne fondamentale per la composizione di una sorta di codice sacro segreto. La segretezza fu una impellenza eminentemente pratica: consentiva la diffusione delle conoscenze settoriali solo tra costruttori iniziati, salvaguardava la pratica iniziatica di materie di valenza esoterica, allontanava i rischi della intromissione dei motivi religioso-culturali profani (essoterici) in una materia avvertita e considerata direttamente emanata da Dio.
Peraltro, lo stile architettonico gotico cela dei segreti anche sotto il profilo puramente storico. Infatti esso è comparso in Europa all'improvviso, non si è evoluto da uno stile precedente - in questo caso il "romanico" - come sempre è successo ed evidenziato dalla storia dell'arte. Tale fatto fa supporre che la tecnica di costruzione gotica sia stata custodita in segreto per lungo tempo e che si fosse voluto attuarla in un periodo storico ben preciso. Abbiamo già accennato che la fioritura dello stile gotico ha coinciso alla perfezione con l'apparizione dell'Ordine Templare: dopo la dispersione dei Templari, peraltro, le costruzioni di cattedrali cessarono all'improvviso così come improvvisamente erano iniziate con la fondazione dell'Ordine. In proposito occorre ricordare che in Europa fu operante una corporazione di architetti e di costruttori gotici denominata "Les Enfants de Salomon" ("I Figli di Salomone") diretta emanazione dell'Ordine del Tempio e sua organizzazione terziaria.
Il riferimento al mitico re israelita Salomone con fu casuale. La leggenda vuole che questo sovrano si fosse rivolto ad un architetto di nome Hiram, un iniziato alla numerologia di livello altissimo, per l'edificazione del proprio tempio. I progetti architettonici del sacro edificio sarebbero stati consegnati successivamente ad un certo mastro Giacomo il quale, a sua volta, li avrebbe tramandati agli iniziati medievali.
Anche sulla base di tale racconto, il Tempio di Gerusalemme divenne l'emblema più sacro delle comunità iniziatiche europee durante il primo Medioevo. A risentire del nuovo afflato stilistico non furono solamente gli edifici religiosi, ma anche quelli civili. Un esempio tipico è la Fortezza di Castel del Monte, che si erge ad Andria, in Puglia, fatta erigere dall'imperatore Federico II di Hohenstaufen su progetto proprio e di mastro Philippe Chinard cavaliere templare. Basato su una struttura ottagonale, derivante dal numero aureo otto, sembra essere una costruzione iniziatica ancor prima che una superba residenza. Le misure-chiave dell'edificio, infatti, furono le stesse di quelle del Tempio di Salomone, e tutte le struttura della rocca sono improntate sulla simbologia esoterica del periodo. Si racconta che l'imperatore Federico abbia voluto costruire la fortezza sulle rovine di un antichissimo luogo di culto pagano, pur dattandole agli schemi delle architetture iniziatiche della sua epoca. I lavori sarebbero iniziati nel giorno del solstizio d'esatate del 1233, protraendosi per sedici mesi. L'intenzione di Federico sarebbe stata quella, si dice, di riunire nella rocca di Castel del Monte, ogni otto anni nel giorno del solstizio d'estate, i granmaestri degli otto ordini della cavalleria medievale.

Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

 

PARANORMALE

 

FANTASMI MANESCHI A GENOVA

La spianata detta "dell'Acquasola", che si trova a Genova nelle vicinanze di piazza Corvetto, è da sempre nota come luogo di manifestazione di presenze inquietanti. Nel posto esistono sotterranei che vennero usati come cimitero durante l'epidemia di pesta del 1657, e che ancora pullulano di resti scheletrici umani. Ceri racconti riferiscono che spesso sono state osservate ombre risalire dal sottosuolo, vagare per alcuni minuti sul piazzale, poi inabissarsi di nuovo sottoterra sparendo nel nulla. A Marassi, dietro lo stadio, si trova la villa Musso Piantelli nota a molti per ospitare spiriti aggressivi e maneschi. Tutti coloro che vi hanno soggiornato di notte sono stati regolarmente presi a schiaffoni da mani invisibili. Per esempio, dai rapporti contenuti negli archivi della Questura genovese è emerso che nel febbraio 1933 una coppia di sposi novelli fu terrorizzata e presa letteralmente a calci da presenze invisibili all'interno di una stanza della storica costruzione. Altri fantasmi si manifesterebbero nel cittadino largo San Giuseppe. In questo caso c'è però, chi ricorda che nell'Ottocento nel luogo aveva sede la Confraternita di San Germano, i cui aderenti si occupavano ufficialmente di religione ma in realtà erano cospiratori e contrabbandieri. Per tenere lontano eventuali rompiscatole alcuni di loro avrebbero inforcato dei trampoli, si sarebbero messi un lenzuolo addosso con sotto un lume acceso e, così acconciati, si sarebbero avventati nottetempo sui malcapitati passanti. Da qui la diceria, tutt'oggi in auge, che nel posto si darebbero convegno diavoli e spettri infernali. Altro luogo notoriamente frequentato da spiriti e spettri sarebbe nel centro cittadino, più precisamente il nobile Palazzo Tursi. Qui sarebbero state recentemente vittime i lavoratori e i dipendenti che svolgono le loro mansioni all'interno delle mura del palazzo. Alcuni asseriscono di aver visto aprirsi e chiudersi porte e finestre da sole in assenza totale di correnti di vento. Altri dichiarano che in tarda notte senza che nessuno sia all'interno delle sale del palazzo, di aver udito urla e scalpitii di cavalli in corsa. Una donna infine rimasta bloccata nell'ascensore all'interno del palazzo per alcune ore, una volta riuscita ad uscire, una strana ed evanescente figura femminile davanti a se, spostarsi a qualche decina di centimetri dal suolo, terrorizzata ma altrettanto incuriosita, la donna cercò di seguire la fantomatica figura, che, appena incrociato un'altro corridoio, sparì nel nulla. Questa strana figura insieme ad un uomo in abiti del settecento sono stati avvistati da molte altre persone che lavorano nel palazzo, tutti i testimoni nell'arco di diversi anni , hanno descritto gli stessi fenomeni visivi ed auditivi con gli stessi particolari e nelle medesime condizioni anche a distanza di molti anni l'uno dall'altro. Beltramo de Durea, nobile uomo genovese del XIII secolo, prima di morire lasciò ai suoi parenti una ingente somma per l'epoca, per farsi tumulare nei pressi della Chiesa di Santa Fede. Ma i parenti tenutisi i denari non assecondarono le richieste del loro congiunto, che dopo la morte venne sepolto altrove. Ancora oggi c'è chi sostiene che il povero spettro del Durea si aggiri adirato nei pressi della Chiesa, alla ricerca chissà, di una sacrosanta vendetta...

di (Pietro Montedoro, sezione culturale M.I.R.)


IN PARTE SVELATO IL MISTERO DELLE OOBE.

Vedere una fonte luminosa in fondo ad un tunnel, avere la sensazione del distacco dal corpo, osservare dall'alto i medici che si affannano a salvare la vita, rivivere come in un film tutta la vita in brevi attimi. Sono esperienze che molti di coloro che hanno provato il dramma del coma in molte delle sue forme, e che si sono poi svegliati, dicono di aver vissuto. Secondo Susan Blackmore dell'Unversità di Bristol ed Harvey Irwin dell'Università del Nuovo Galles, le esperienze si tratterebbero di semplici proiezioni mentali. Nei momenti di estremo stress il cervello produrrebbe grandi quantità di endorfine, le quali predisporrebbero a sogni "euforici " . Anche coloro che non si trovano tra la vita e la morte potrebbero provare circostanze identiche. Blackmore ritiene che una persona su cinque avrebbe, almeno una volta nella sua vita, avuto la sensazione di uscire dal corpo. Il fenomeno potrebbe verificarsi anche in momenti di rilassamento come, ad esempio, alcuni istanti prima di attacchi di emicrania o di convulsioni epilettiche, di assunzione di droghe o di farmaci particolari. Le OOBE (out of body experience) esperienze extracorporee, secondo i suddetti ricercatori avverrebbero in persone che più facilmente di altre sarebbero predisposte a momenti allucinatori. Tutto ciò anche se in parte condivisibile, da parte di noi addetti ai lavori, non giustifica quei casi estremi di centiania di soggetti in tutto il mondo che hanno vissuto esperienze al limite, dichiarando cose e situazioni che nessun medicinale o stato allucinatorio avrebbe mai potuto far vivere loro .
"La scienza può provare solo ciò che rientra in un contesto di scienza e non può, per ora, andare oltre..." 

di Gabriele Petromilli (direttore M.I.R.)

 

ALTRE SEGNALAZIONI E MATERIALE FOTOGRAFICO DI ORIGINE INSOLITA

Altre segnalazioni e altro materiale sono giunti presso la nostra segreteria e la nostra sezione nuove scienze, reperite e raccolte da alcuni nostri soci della sezione operativa riguardanti nuovi ed interessanti casi di immagini che ritraggono strane figure eteree non visibili al momento ad occhio nudo ma impresse in modo inequivocabile sulla pellicola dopo lo sviluppo. La nostra sezione tecnico-scientifica ha già escluso su quest'ultimo materiale arrivatoci, ogni tipo di contraffazione volontaria o comunque bizzarrie dovute alle varie condizioni naturali, così come è da escludere errori di sviluppo o stampa da parte dei vari studi fotografici. Considerando poi che molte delle immagini che ci sono arrivate sono state realizzate con macchine fotografiche digitali, sia amatoriali che estremamente professionali. Anche eventuali fotoritocchi sulle stesse immagini sono da escludere considerando la buona fede, l'attendibilità e in alcuni casi la totale ingenuità delle persone che hanno realizzato gli scatti in questione.

ANCORA FOTOGRAFIE E VIDEO DI "ORBS" DALL'IRLANDA.

Ci sono giunte direttamente, nuove fotografie e anche alcuni filmati, sia da turisti italiani, che tedeschi e spagnoli, che hanno trascorso anche ultimamente, le loro vacanze nei castelli o in zone dell'Irlanda più precisamente nella County Galway e County Donegal. In queste fotografie e filmati sarebbero rimaste impresse le classiche forme sferiche e semitrasparenti riconducibili ai cosidetti "Orbs" (globi di luce). Dalle analisi effettuate dai nostri esperti della sezione sperimentale, su circa quindici tra fotografie digitali e in pellicola, e sei filmati, si sono notate anomalie degne di nota solo su due fotografie, scattate con macchine digitali ed un filmato girato in formato DV. In questo materiale si sono notati particolari che escludono ogni gioco di luce, artefazione o comunque di origine naturale. Considerati poi altri importanti fattori durante l'analisi, anche questo materiale è stato considerato come l'altro già in nostro possesso, molto interessante e degno di ulteriori indagini.

 

FOTOGRAFIE FILMATI E NASTRI AUDIO DI ORIGINE ANOMALA...

Nelle nostre sedi sono giunte alcuni interessanti filmati in vari formati digitali e non. Nei video, che sono stati girati in varie situazioni, con apparecchiature quasi sempre amatoriali, compaiono strane figure e volti, che all'origine, secondo i vari cineamatori e testimoni che le hanno realizzate, non facevano assolutamente parte dell'inquadratura al momento delle riprese. Le immagini visibili da una prima analisi, quasi sempre, rappresenterebbero figure di persone o volti di consistenza eterea, con una colorimetria differente rispetto al resto dell'immagine, sia in movimento che statiche, ed appaiono per brevissimi istanti o addirittura per alcuni fotogrammi, in alcuni video compaiono solo in un venticinquesimo di fotogramma (frame). Il materiale video pervenutoci, sarà ulteriormente sottoposto ad analisi computerizzate tramite apparecchiature video-broadcast della sezione tecnico-scientifica, questo per verificare ulteriormente l'autenticità delle immagini ed eventualmente constatare la fenomenologia di origine paranormale in esso contenute. Anche in alcune fotografie più o meno amatoriali di paesaggi o persone ritratte in pose ed in situazioni differenti, compaiono figure di persone volti o luci evanescenti che all'origine degli scatti fotografici, non sarebbero state notate ne da chi scattava la foto ne dalle persone che erano nel posto al momento. In molti scatti abbiamo completamente escluso la straordinarietà del fenomeno, visto che le immagini avevano difetti di esposizione, di sviluppo o di stampa, o comunque si sono verificati degli effetti nell'ambiente di origine naturale. Mentre in altre fotografie, alcune scattate casualmente su luoghi e abitazioni, si sono notate delle interessanti anomalie, al momento i documenti fotografici sono sotto analisi dalla nostra suddetta sezione. Si stanno analizzando anche diversi nastri magnetici sia in formato compact cassette che in bobine, alcune di esse pervenuteci da singoli sperimentatori e ricercatori di psicofonia. Anche in questi casi come in passato, abbiamo sottoposto il materiale a rigorosi controlli strumentali e non, verificando il alcuni casi il genuino riscontro dei fenomeni legati ai messaggi delle voci "oltre". In ogni caso la nostra sezione e i suoi membri non era stata informata dagli sperimentatori, per volere della stessa, sul contenuto tale o presunto dei messaggi stessi. Si ricorda che per far pervenire il vostro materiale audio-visivo vario, che venga ritenuto anomalo, strano o enigmatico alla sezione nuove scienze del M.I.R., basta comunicare in e-mail agli indirizzi che appaiono nella homepage, e spedire il materiale in questione all'indirizzo postale: Via Sebenico, 10 - 60100 - Ancona C/O dott. Gabriele Petromilli Il materiale pervenuto non verrà restituito se non su specifica e accordata richiesta. In ogni caso sarà garantito l'anonimato e la totale riservatezza del materiale stesso.

 

ANCORA SEGNALAZIONI

Continuano a giungere segnalazioni e chiamate da tutta Italia alle nostre sezioni da parte di privati ed enti che richiedono la nostra presenza e consulenza su fatti e attività di presunta origine paranormale. Come sempre sarà nostra premura cercare di renderci disponibili se possibile per ogni segnalazione, ricordando che le segnalazioni o le comunicazioni devono essere sempre correlate dai dati completi dei o del richiedente. Ovviamente tali dati e casi annessi saranno sempre coperti dalla massima e totale riservatezza.

La sezione operativa del M.I.R.

 

 

LE NUOVE SCIENZE

 

LUIGI FANTAPPIE' e la "PARAFISICA"

Luigi Fantappié nacque a Viterbo il 15 settembre 1901. Conseguì la laurea in matematica alla Scuola normale superiore di Pisa nel 1922 e fu assistente di F. Severi all'università di Roma dal 1925 al 1927, quando vinse il concorso di analisi matematica nell'università di Cagliari. Insegnò poi a Palermo e Bologna, dove fu direttore dell'istituto matematico. A partire dal 1925 sviluppò la teoria dei funzionali analitici, con la quale estendeva al campo dei numeri complessi i funzionali di V. Volterra nel campo dei numeri reali. Si trattava quindi di generalizzare ai funzionali la classica teoria delle funzioni analitiche nel campo complesso. Fu così condotto alla sua geniale definizione di funzionale analitico, che doveva rivelarsi di estrema importanza: essa lo portò alla scoperta della indicatrice di un funzionale analitico lineare, da cui si deduceva una formula integrale che permetteva di sviluppare nel modo più semplice la sua teoria. In base a queste ricerche vinse nel 1929 la medaglia d'oro per la matematica della Società italiana delle scienze e nel 1931 il premio reale per la matematica e il premio Volta. dal 1934 al 1939 fu in Brasile, dove organizzò la sezione di matematica dell'università di San Paolo; dopo il 1939 fu titolare di alta analisi nell'istituto Nazionale di alta matematica in Roma. Con gli anni quaranta estese i suoi studi matematici a speculazioni filosofiche fondando quella che chiamò "teoria unitaria del mondo fisico e biologico" in cui, su base matematica, cercò di giungere a una visione globale dei fenomeni fisici e di quelli vitali (Sintropia). Generalizzando poi la teoria einsteiniana della relatività, formulò la "teoria degli universi", sostenendo la possibile esistenza di numerosissimi universi sempre più complessi perchè dotati di un numero sempre maggiore di "gradi di libertà", ossia di dimensioni spazio-temporali. La realtà di ogni universo è relativa al numero delle sue dimensioni, ma la possibilità di calcolare tutti gli universi possibili ci presenta il complesso di queste relatività come una "relatività finale" che, sostanzialmente , è la realtà assoluta. La teoria degli universi, che possono essere genericamente considerati come compresi l'uno nell'altro, i meno complessi nei più complessi, e interagenti fra loro, spiegherebbero alcune delle cause sui fenomeni paranormali, di cui il Fantappiè si occupò negli ultimi anni della sua vita. Anche il fisico nucleare John W. Campbell così come il Fantappiè con il termine "Sintropia", coniò un termine nuovo chiamato "Psionica", questo per indicare quella che, secondo lui, sarà la nuova scienza delle energie, puramente fisiche, che stanno alla base dei fenomeni cosidetti paranormali. Nel pensiero del Campbell, la psionica potrà valersi anche di macchine capaci di misurare o adirittura di incrementare la molteplici manifestazioni e giungerà a vere e proprie applicazioni pratiche della paranormalità.

di Emanuele Fiore (Vice Presidente - sezione nuove scienze del M.I.R.)

 

dal sig. Di Renzo riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Redazione,

Ho notato che nel vostro sito si fa riferimento a Luigi Fantappiè, noto matematico italiano che ha avuto il coraggio di esporsi in contesti inusuali per gli scienziati in generale. Noi abbiamo pubblicato i libri di Fantappiè e quelli dei suoi due discepoli, Giuseppe e Salvatore Arcidiacono, che hanno sviluppato le sue idee.
Ci piacerebbe che sul vostro sito ne fosse data comunicazione, se questo non vi arreca disturbo.

Luigi Fantappié Conferenze scelte
Luigi Fantappié Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico
Giuseppe Arcidiacono Spazio, iperspazi, frattali
Giuseppe Arcidiacono Problemi di meccanica razionale
Giuseppe Arcidiacono La relatività dopo Einstein
Giuseppe Arcidiacono La teoria degli Universi - Vol. I
Giuseppe Arcidiacono La teoria degli Universi - Vol. II
Giuseppe Arcidiacono L'uomo, la vita, il cosmo
Giuseppe e Salvatore Arcidiacono Entropia, sintropia, informazione
Salvatore Arcidiacono L'evoluzione dopo Darwin
Salvatore Arcidiacono Problemi e dibattiti di biologia teorica

Per ulteriori informazioni, vi prego di entrare nel nostro sito.
www.direnzo.it

Cordiali saluti

Sante Di Renzo - Viale Manzoni 59 - 00185 Roma

 

LA RADIONICA e il potere delle Bio-Vibrazioni

Comprimere in poche righe come si è giunti a questa disciplina medico-scientifica di frontiera è impresa ardua; mi limiterò a condensare le tappe dalla sua scoperta e delle sue applicazioni sino a giorni odierni. Tutto nasce da una semplice intuizione di un medico competente, accurato e sopratutto intelligente, con un pizzico di quell'intuizione geniale che sempre ha portato le grandi menti a scoperte basilari per l'umanità:
il dottor. Albert Abrams studioso, ricercatore e cattedrattico di prestigiosi istituti come la "Leland Stanford University", Presidente del San Francisco Medical-Chirurgical Society e V. Presidente della Emmanuel clinic tra le altre.
Il dott. Abrams durante una normale visita ambulatoriale, nell' auscultare con la tecnica della percussione digitale un paziente affetto da una piccola ulcera cronica sul labbro un "epitelioma", si accorse casualmente che mentre il paziente era rivolto verso ovest il suono relativo alla percussione toracico-addominale non era quello che solitamente doveva risultare. Ipotizzò allora dopo vari tentativi simili, che ci fosse qualche specie di radiazione emanante dal tessuto canceroso (ricordo che un epitelioma è un tumore di origine di solito con esiti benigni), se questa radiazione agiva sulle fibre nervose di una persona malata, perchè non avrebbe dovuto avere un effetto simile sulle fibre nervose di una persona sana? Abram escogitò allora uno dei più importanti esperimenti di rilevanza basilare per le sue ricerche future: scelse un suo allievo di costituzione fisica perfetta, lo fece rivolgere verso ovest e gli applicò sulla fronte un piccolo contenitore in cui aveva posto una parte di tessuto affetto da un tumore maligno.
Usando la solita tecnica di percussione la "nota" divenne un pò più sorda come se battesse su un blocco compatto facendo voltare il giovane verso nord il fenomeno sparì; e ogni qualvolta il soggetto ruotava in direzione dell'ovest il suono immancabilmente si modificava. Fu un momento storico ! Abrams si rese conto che un frammento di tessuto malato sigillato su un contenitore influiva sul sistema nervoso di una persona sana.
Era l'anno 1914 nasceva la "Radionica".
Furono anni di ricerche e perfezionamenti ma si arrivò ad una "scatola" per la diagnosi delle malattie e sucessivamente come era logico a uno strumento chiamato "Oscilloclast" per la cura delle malattie. Da quel giorno ad opera di geniali nonchè assidui ricercatori tra i quali spiccano come stelle di prima grandezza i nomi di : Ruth Drown, Guyon Richards, Curtis Upton, Tomas Galenus Hieronimus, e George De La Warr, la radionica ha fatto grandi passi avanti sia come metodi diagnostici che come cura per l'essere umano, per i vegetali e per gli animali.
Tra gli effetti più ecclatanti di questo nuovo metodo di cura spicca quello che è possibile curare un paziente lontano tramite un suo "testimone" che consiste in capelli, unghie, o gocce di sangue. In sintesi la radionica è un metodo di guarigione a distanza che ristabilisce il naturale equilibrio con l'invio di energie terapeutiche risanatrici.
Ma molte altre sono le applicazioni che possono esserfe fatte con l'uso di metodologie ed apparecchiature radioniche, applicazioni queste, che vengono utilizzate anche specificamente nel campo della ricerca e verifica parascientifica e paranormale. La nostra organizzazione ormai da molti anni, ne fà ampio uso durante i propri interventi e ricerche in vari settori d'azione. Ma questo meriterebbe un ampio articolo a parte.
Molte informazioni comunque sono state sorvolate, altre sono state condensate al massimo ma